sabato 21 maggio 2011

La casa sul mare - 2


II
Era lì che un tempo sua moglie e suo figlio d’estate lo attendevano a pranzo.
In quello stesso tempo remoto, lui attendeva con ansia che il suo turno mattutino da guardia giurata finisse per raggiungere quell’ameno tugurio, e riabbracciare suo figlio impaziente di cavalcare le onde.
Uno sporco ma accogliente scantinato del paradiso, infestato da sorci e immondizia erano quella casa e quella spiaggia degradata. Un paradiso vituperato e scalfito dal risentimento e dall’invidia degli altri abitanti di quel litorale.

Più volte i vetri della casa erano stati ridotti in frantumi, e minacce più o meno celate pendevano su quella casetta, costruita troppo a ridosso della battigia da suo padre tanti anni prima.
Suo padre, anch’egli era pescatore, come tutti gli abitanti della zona. Si vociferava che presto sarebbero giunte le ruspe a radere al suolo quell’insediamento di gente semplice che si preoccupava soltanto di perseverare la pacata ed indifferente esistenza, sempre identica nel tempo.

L’idea di un villaggio turistico avrebbe rimosso quella speranza di conservazione. Ruderi decadenti e irregolari, abusivi, patrimonio inalienabile di gente che viveva del mare. Mietuti come fieno infetto dalle orde e dalle promesse del progresso.
Tutte destinate al macero tranne quella piccola casa sul mare, troppo antica, primogenita di quella triste prole muraria, diritto acquisito reso intoccabile dalla sua prolungata inutilità, e dalla sua posizione troppo poco appetibile all’avvento del nuovo e del moderno.
Tanto bastava a disseminare odio verso quell’intonaco divorato dai muschi e dalla brezza. E verso le anime che da quel giaciglio malandato traevano un mite gusto dell’estate.

Quel tragico pomeriggio di fine agosto che restava inciso tra le sue palpebre perse nel vuoto, il mare pareva indisposto a coccolare la voglia di vivere del suo bambino, e mentre egli riponeva piano la camicia della sua uniforme sulla sedia accanto al letto, il bambino piangeva. Via via più forte.

La canoa era arenata a qualche metro e da solo non sarebbe riuscito a governarla tra le onde. Il mare era agitato, ma la vita lo era di più, doveva cavalcare quella furia la sua irrefrenabile infanzia, così avrebbe avuto un senso. Quel giorno si sarebbe spento per suo figlio se egli avrebbe mancato all’appuntamento col mare, e l’infanzia avrebbe ceduto ancora una volta il passo al diventar grandi, attraverso una triste rinuncia.
Piangeva, strillava e non conosceva ragione. Non aveva mai picchiato suo figlio, era sempre stato buono il suo piccolo, non ce n’era bisogno. Ma sua moglie mal sopportava quegli strilli isterici, soprattutto se immersi tra quell’odiata noia di un deserto di civiltà nel quale il marito la costringeva ogni estate. Il mare era più oscuro quel giorno e la canoa non sarebbe rimasta a lungo in superficie.

Avrebbe ribadito il suo no, era troppo pericoloso. Ma il piccolo non s’arrendeva, doveva solcare le onde con il padre con la loro canoa. Piangeva, strillava, imprecava.
Iniziarono a levarsi urla dai caseggiati vicini, i pescatori non tolleravano quel fracasso, nelle poche ore che potevano concedersi il sonno prima di affidare vite e speranze alla mercè delle correnti marine. Intimavano al padre di zittire quegli strilli sempre più rochi.
Cominciarono a piovere insulti, e si stava innescando l’ennesima lite. Sotto gli occhi straniti e annoiati della moglie.

Una scena già viste mille volte, che si sarebbe risolta con il solito scambio di insulti. Il vecchio pazzo della casetta contigua alla casa sul mare, stavolta però pareva fin troppo nervoso perché sparò persino due colpi di fucile in aria.
A quel minaccioso incedere del vecchio confinante indiavolato, ad egli bastò guardare il viso atterrito e spaventato del suo piccolo prosciugato di ogni lacrima per il terrore che lo aveva scosso per gli spari, per riscoprire il sapore della rabbia. S’avventò contro quel vecchio dissennato armato di fucile.

Non s’accorse che lo sguardo atterrito del piccolo spaventato era diventato lo sguardo dell’odio che segue alla paura.
Era già qualche decina di metri lontano dalla casa sul mare, pronto a tutto per porre fine a quella spropositata minaccia, quando alle sue spalle, udì l’urlo fedele e lacerante della sua pistola d’ordinanza.

Un istante straziato, seguito ad attimi di tragico silenzio.
Poi le urla disperate di sua moglie che lo chiamavano.

Nessun commento:

Posta un commento