sabato 24 maggio 2008

Les cartes du ciel dans une soirée avec Kierkegaard

Se si potesse scrutare costantemente la volta celeste durante tutto un giorno si potrebbe osservare il cielo di un anno intero: passato, presente e futuro, a qualche immaginario chilometro del nostro naso non hanno davvero alcun senso. Un po' di mesi fa una persona mi consigliò di vedere un film sui sentimenti, la genialità, la sregolatezza, e la lealtà tra le persone. Il volgere degli eventi nel corso degli anni veniva scandito dalle recenti apparizioni di comete molto note, come la Halley (1986), la Shoemaker-Levy 9 (1993), la Hyakutake (1996), la Hale-Bopp (1997).
Le comete sono degli oggetti straordinari, alcune orbitano intorno al Sole come qualsiasi oggetto del sistema solare, altre vagano più disordinatamente, vengono rapite dalla forza gravitazionale della stella, come se nella loro fuga senza una destinazione fossero improvvisamente afferrate da una mano che le stringesse forte e le accompagnasse per un tratto breve della loro corsa, per poi liberarle nel profondo cielo senza padroni.
Ma perché il cielo è sempre buio se vi è un'inifinità di stelle nell'universo? Dovremmo essere in continuazione spiati da minuscoli puntini in ogni grado della notte, dopo il tramonto dovrebbe accendersi un infinitesimale e granuloso manto nottilucente intessuto di piccolissimi puntini come una cotta sottostante un'armatura quattrocentesca da torneo cavalleresco, lucente e vitrea, tant'è che l'oscurità non sarebbe neppure mai pensata, non avrebbe mai fatto la sua comparsa neanche nella nostra più visionaria fantasia. In realtà il buio, come assenza di luce, non dovrebbe esistere... Eppure c'è una risposta anche a questo... è che siamo giovani, nonostante tutto.

"Siamo ancora così giovani... sì, insomma... io sono giovane, mi devo ancora laureare e non so come fare a tenerlo questo bambino, tu pure sei così giovane... ma... quanti anni è che hai? 'naggia, non me lo ricordo mai..."

"Ma perché non vuoi ammetterlo? Tu non mi sopporti, non mi parli neanche più come prima..."

"Si si, tutto giusto, tutto giusto... torno subito, eh."

La cometa di Halley tornerà nel 2061, non credo che la vedrò (e chi ci resiste fino ad allora?); la Shoemaker-Levy 9 si è schiantata su Giove offrendo un bello spettacolo pirotecnico; la Hyakutake tornerà nel 72000 d.A ("dopo Alcor") circa, perciò lasciamo perdere... la Hale-Bopp, l'unica che mi sono ben "goduta" (ed oggi quest'ultimo verbo mi è molto molto antipatico), dovrebbe avere il prossimo perielio nel 4380, se consideriamo che le prime civiltà umane sorsero in Mesopotamia e in Egitto circa nel 4000 a.C., la Hale-Bopp penetra il nostro mediocre intelletto con più gradevole grazia e comodità... ah, what a feeling of levity!... Though there's an hint of accusation in your eyes... what have we done? Dear, what have we done, to us? Should we shout? Should we scream? What did it happen to our dreams?

Aaaaahhhh (brusco risveglio da un sogno d'oro)

- Chi è? Che c'è? Ma il mondo non è a tua disposizione! Che sono questi ricatti, è violenza anche questa!

- Alcor!

- Ah, sei tu... ciao...

- Come stai? Raccontami tutto...

- (... e te pareva...) eh... che ti devo dire?

- E che ne so io? Ti sei divertito?

- Direi che "divertito" non è il verbo più appropriato... comunque, sono stato bene, sì. E tu, come stai?

- Lavoro.

- Quasi quasi ti invidio... scusami però, adesso devo andare, mi stanno chiamando, non vedevano l'ora di tornare a importunarmi... c'est la vie, ma chère...

- C'est la ta vie, mon ami... ti chiamo stasera e mi racconti, va bene?

- Va beeeeeeene... ciao.

SQUILLO DEL TELEFONO... (ricominciamoooooo!!! Io non posso restare, seduto in disparte...)

"Pronto? Dimmi tutto, si si, si... si...si...si... grazie... massì tutto bene, un po' esacerbante ma niente di che, la prossima volta vado in aereo o al massimo a piedi. Eh, seh... seh... Cioè?... Una riunione, mi mancava guarda. Ma quando, adesso? Ma sto ancora in mutande, veramente, mi serve mezz'ora almeno e poi sto pure senza macchina. Non so se poss... No no, figurati se mi stanco a camminare... dicevo per l'orario, farei tardi e poi... Ah, mi aspettate (che cazzo!), dammi un po' più di mezz'ora e vengo. Anzi, veramente... va be', dai... voi però cominciate pure senza di me, ok? Ciao."

Penso... penso che, dovrei, starmene, un po' per fatti miei. Ore 21.30, so soltanto che la costellazione dello Scorpione la vedrei molto meglio se mi voltassi a sud e se facessi crollare queste brutte case ad un batter di ciglia. Mi attendono e passeggio piano...che bello, Alkaid è allo zenit. Saturno è ancora attaccato al guinzaglio di Regolo. Il triangolo estivo già lo si riconosce. Riconoscerei persino il fatiscente Ariete, perché è facile individuare Marte che ivi insiste.
Salgo le scale dopo che mi si apre il portone, dopo aver suonato...

- Sei arrivato! Come stai? Sei dimagrito...

- Devo andare un minuto a lavarmi le mani, me le sento appiccicaticcie, c'è una toilette qui?

- In fondo al corridoio.

- La porta si chiude?

- Certo che si chiude, perché non dovrebbe chiudersi...

- Ah no, dicevo così, flashback.

Io ed il collega filantropo usciamo dal suo studio dopo un po'  e ci avviamo verso la piazza attraverso le strade ombrose che implorano i fari delle auto per illuminarsi. Sono le 22.30 e ci sono tutti, ho salutato tutti. Ciascuno mi vede più dimagrito e capisco che una cosa buona almeno l'ho combinata nell'ultima settimana. Ma tu guarda chi incontro... è indubbiamente carina, sì decisamente, ma niente a che vedere... la strada è molto lunga. Alza il dito medio per degnare di un cenno una nostra amica che la sta sfottendo mentre parla con me. Non c'è che dire, la fauna è ben assortita qui in giro. Ma io preferisco la flora, sempre e comunque. Le petunie ed i gigli, in particolare. Intanto Scorpio è più alto, ed io mi glorifico di questo, che almeno so che è la più bella costellazione in assoluto, almeno dopo Orione. Tramonta l'Auriga, il cielo è sempre più estivo... Eccone un altro.

- Come è andata?

- Bene.

- Che mi racconti?

- Niente.

- Ciao.

- Ciao.

Sono un bastardo che demolisce le persone. Che oblitera con lo "stucco" il cuore orgoglioso di mammà... Che non sai se mentre parla ti sta a prendere per il culo o meno, che ti risponde in maniera assurda e che si diverte a vederti bacato dalla perplessità e nella difficoltà di non capire una mazza di quello che dico. Profondendo comunque un qualche variopinto senso, una quasi-logica che è ancor più disarmante perché insinua il dubbio che possa esserci un risvolto razionale che ti dimostra, infine, come tu in fondo non ci sai arrivare. Amleto, è follia se pure c'è del nesso. Kierkegaard è il mio filosofo preferito. Søren Kierkegaard. E barcollo come un avaro mendicante di comprensione profonda e pura, al di là delle futili astrazioni semplicistiche che appendono un nome turpe ad ogni segmento di pensiero snocciolato tra il detto ed il non detto; mi dimeno e barcollo quieto, ancora indeciso tra lo stato estetico e lo stato etico. Perché ancora non so capire quale tra i due mi fa godere di più. Ancora questa parola. Ciò di cui ho veramente bisogno è di chiarire nella mia mente ciò che devo fare, non ciò che devo conoscere, pur considerando che il conoscere deve precedere ogni azione. Il punto è trovare la verità che è vera per me, trovare l'idea per la quale sono pronto a vivere e a morire. E questa mia ironia sostanziale e definitiva è l'occhio che sa cogliere lo storto, l'assurdo, il vano d'ogni cosa. Mi piace sentir parlare bene di me... mi piace che lo si faccia lontano dalle mie orecchie... ma si provi solamente a pensarlo reale questo mio presunto "bene", provatelo a tenerlo stretto e convinto nelle vostre mani ferme e determinate, toccatelo, mordetelo. Io lo so, non ci riuscirei neppure a guardarlo senza farmi venire il mal di testa. Se ne facessi oggetto della mia attenzione, se lo contemplassi un istante e lo giustificassi, se lo ponderassi... ecco, lo distruggerei nell'attimo esatto in cui ne accettassi la esistenza. Non mi rinnego ma devo minimizzarlo, tenermelo nascosto. Perché così mi rende forte. Come fosse l'unica menzogna che mi concedo. Ignorare, pur immaginandolo. Cambierei, non ci sarei più. Non mi riconosceresti veramente, neanche con i grandi occhiali scuri. E la vita dell'uomo è fondata sulla scelta, sulla decisione tra possibilità diverse. A proposito, tu che stai lì...

- ...tu che scegli di fare, noi andiamo a mangiare, vieni con noi? Stasera ti faccio compagnia io...

- Perché non vieni tu a prendere un gelato, Alcor?

- Dopo il gelato... a stomaco vuoto non me lo gusto, vieni tu con noi.

- No dai, vieni tu.

- Ok, ho capito, ci vediamo domani.

SMS n.1: ****** ho provato a chiamarti alle ore... SMS n.2: ****** ho provato a chiamarti alle ore...

Sono quasi le 23.30. Sorge la Luna con il Sagittario, in questo anno che si concentra in una notte è davvero solleone, il cielo si illumina con l'astro bianco a oriente. Non prendeva 'sto motozappa di telefono dell'era glaciale. Mi si stava chiamando, ritentate, chissà se sarà la volta buona per entrambe. Andiamo a cena, intanto. Che pizza prendo... vediamo un po', la solita ma con più abbondante tonno.
E qualcuna ci riprova e per lei è stata la volta buona.

SQUILLO DEL TELEFONO... stavolta mi fa piacere rispondere, son capace di nostalgia anche io.

"Come stai? Mi fa enormemente piacere sentirti... bene, bene è andato bene, son tornato oggi... un pochino meglio ma insomma, per noi insaziabili non c'è mai pace... ah... capisco... ma come conflitto di interesse? Proprio tu mi parli così? Ma dai... necessiti di un provvedimento ad personam per non finire sul satellite anche tu come rete 4... (maledetta tecnologia, cogito, nel frattempo)... mi senti allegro? Ma io sono sempre allegro! Senti, prima o poi ti dovrebbe arrivare una cartolina...".

Per la prima volta nella mia vita faccio fatica a mangiare una pizza. Sono soddisfazioni da non sottovalutare quando l'onnifagia si rivela essere solamente un drammatico palliativo all'atroce quesito di alcuni puntuali momenti: "E mò, che faccio? Mangio". Tornano le disertrici ed il loro custode accompagnatore che mi sta simpatico voi non potete capire quanto. Non si può non volergli un patetico, commiserevole e compassionevole, bene.
Finiamo la cena alle 0.30, e la data cambia. Siamo con un passo nel domani, vivendo ancora all'appendice di ieri. L' "oggi" è quello ad essere svanito per sempre. Il presente è un'illusione. Me lo immagino come una zip dei pantaloni. Mentre mi accorgo tra i lampioni anti-nebbia novembrina che lo zenit si colloca tra Dragone ed Hercules, lo Scorpione è alla massima altezza, come fossimo in una sera di metà luglio, e penso, penso, penso, penso... dove vai quando poi resti sola? Il ricordo, come sai, non consola... quando lei se ne andò, per esempio...trasformai la mia casa in un tempio... Ma il guaio è che sto farneticando di brutto, questa cosa non guarisce invece. Che sensazione strana vivere sempre col mal di mare... decido assolutamente di dovermi munire al più presto di un cd del Don Giovanni di Mozart. L'Anello del Nibelungo di Wagner lo posseggo già.

- Il gelato non mi va più, sembra assurdo lo so. Ma non mi va... ed ora? Andiamo a casa? Non dormo da due giorni...

- Eh no! Perchè?

- Sorry... alla prossima.

Ma l'autista dell'auto nella quale capito decide che è più opportuno andare in un locale di pessima reputazione, almeno nella mia personale  tipica assegnazione delle reputazioni.
Il solito puttanaio, e per fortuna si decide che 40 secondi persi là dentro sono anche troppi. Va bene così, ne ho abbastanza. Soffiato nella brezza metallica, sei stato preso nel fuoco incrociato di infanzia e vertigini, vieni, bersaglio di una lontana risata... Vieni!... Come on you stranger, you legend, you martyr, and shine!

Mi lasciano sotto casa, mentre la radio del mio amico passava Carmen Consoli e quella sua voce particolare. Scendo dall'auto che sono circa l'1.30, e al connubbio celeste si è unito anche Giove che mi ricorda i muretti freddi delle sere di fine agosto da piccolo, quando l'estate volgeva al termine e sentivo nelle narici l'odore dei libri di scuola che si infilava brutale a graffiare la limpidezza di quella giocosa sequenza di giorni lieti. Ed è buffo vedere già lo Scorpione inseguire la Vergine lungo il sentiero del tramonto  sud-occidentale.
Prima portavo dritta la barra, una specie di timone, di manubrio, una banderuola che riusciva, anche nei periodi più foschi, ad indicare almeno donde spirasse il vento e donde mi conducesse all'apparenza, a poppa, a prua, dove cazzo gli pareva, ma almeno ci capivo qualcosa. Pare che si sia arrovellato su se stesso l'asse magnetico terrestre, non guido più nulla, non reggo saldo il controllo. La rosa dei venti assomiglia ad un orologio scordato con una sveglia sorda impostata ad ogni minuto, con un cucù che picchia forte in testa. Tante ore di luce, tante ore di buio, poche aurore polari, un'upupa appesa ad un rametto di platano con le radici emerse dal suolo, in un'Arcadia mai neppure immaginata. 

Come una cometa che ha orbita iperbolica, che passa una sola volta a salutare l'eternità.

Nulla di finito, nemmeno l'intero mondo, può soddisfare l'animo umano che sente il bisogno dell'eterno.


(S. Kierkegaard, Aut aut)





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