sabato 15 settembre 2007

Una notte tra orizzonti sbagliati


Ieri notte non ce l'ho fatta, era l'1.00 inoltrata ma proprio in quel letto non avevo voglia di entrarci. Tardi per la chitarra, tardi per sbudellare gli occhi sul modello di Grossman e Rossi Hansberg alla luce di un lanternino, tardi per la tv, tardi per Dostoevskij che attende fiducioso sul mio comodino. Indossavo ancora la mia tuta azzurra e arancione adidas, le mie scarpe da ginnastica nike sempre azzurre, una maglietta taglia comoda adidas, anche essa arancione. Mi guardo allo specchio e mi rendo conto che occorre ripulire un pochino l'immagine. I capelli devono essere decisamente tagliati, e scopro con stupore che non mi faccio la barba da una settimana, assomiglio ad un guerrigliero del Kashmir travestito da olandese. Non sono sciupato, neanche un po', nonostante i tubi del mio apparato digerente reclamino del bolo più frequentemente, ed abbia i succhi gastrici assunti con contratto di lavoro parasubordinato. Chissà se arriveranno alla pensione, io no di certo. Perché, i prof universitari vanno mica in pensione? Si decidessero cavolo... dobbiamo attendere per forza qualche dipartita noi che bussiamo alla porta? Sempre se ci arriverò a bussare a quella porta.
Poi, verso l'1.15, ritorna disponibile la macchina, ed io al balcone di casa mi stavo godendo una tiepida notte che non assomigliava né all'estate né all'autunno. Dell'estate non ha più l'eco del vocio della gente spensierata che passeggia lungo il viale fino all'alba, dell'autunno non ha ancora l'esigenza di dover indossare una giacchetta sul far della sera. Aria distesa e silente, e non ho resistito. Ho preso l'astrolabio, che non mi serve ma lo porto con me sempre, una penna, un quaderno per gli appunti, il giubbotto nel caso avessi deciso di non tornare prima dell'aurora, ed il mio binocolo. Vado a godermi un cielo stellato. Accendo la macchina ascoltando questa canzone rivolta al passato. Ma dove vado? Le alture nei pressi dei boschi sono un po’ troppo distanti… mi restavano altre due opzioni in pianura, e di solito dinanzi ad un bivio io sono il jolly delle scelte sbagliate. La collina è al centro della valle, vado a nord rinunciando ad una buona visuale dell'orizzonte sud? O viceversa? Vado a sud. Con la macchina scendo lungo la valle. La mia mèta è un piazzale antistante un piccolo santuario ipogeo tra le campagne e gli alberi d'ulivo. Fa un po' senso stare in piena notte tra chiesette, crocifissi e statue di vie crucis disseminate tra muretti e piccole grotticelle. Ma ho sviluppato un senso di distanza dalla superstizione che mi rende immune dalla fifa di un’improbabile scenario blasfemo in stile Esorcista.

C'è però un problema. Avevo dimenticato che quello spazio isolato nelle campagne da me prescelto per dedicarmi in pace alle stelle, durante la notte, è anche lo spazio prescelto da altra gente per fare altro. In effetti, non appena vi giungo mi sembra di trovarmi davanti ad un parcheggio custodito a tariffa oraria con il cartello “parcheggio esaurito”, zeppo di auto barcollanti. Se fossi rimasto lì fuori col binocolo e l’astrolabio mi avrebbero scambiato per il nipote di Pacciani. E la mia memoria topografica doveva irrimediabilmente rimettersi in moto alla ricerca di un luogo più consono possibilmente nelle vicinanze. Ok, poco distante c’è la gravina. Lascio la macchina nell’area picnic dove non ci va mai nessuno, neanche per mangiare per un pacco di cracker. Al buio è complicato fare lo slalom tra i preservativi usati e le siringhe ma mi affido alla buona sorte.

La notte è umida. I grilli sinfonici e ululati vari mi raccontano le confidenze della natura. Il cielo non è generoso in queste condizioni. La collina alle spalle mi occlude parte dell’orizzonte nord, il mare mi è di fronte, e spero nell’orizzonte sud. Ma le luci di Taranto non si spengono mai. Perché dimenticavo che quella lì non è Taranto, vedo una miriade di luci arancione che sembrano belle specchiarsi sul Mar Grande ed il porto, ma quella è l’ILVA che non si addormenta mai. Con i suoi fumi, le sue esalazioni e le sue polveri che concentrano in pochi Km dalle mie narici il 10% della diossina che avvelena l’Europa. E che due anni fa’ ha tolto la vita ad un mio coetaneo con cui giocavo a pallone per strada da bambino.
Conclusione: a parte Marte, le Pleiadi, l’odiatissimo Orione, e le solite cose condite con un po’ di Via Lattea quanto basta, non si vedeva un tubo. Sarei dovuto andare lassù verso il bosco con meno bagliori e più zanzare. La prossima volta… Sono quasi le 2.00 e non ho ancora voglia di tornare a casa. Metto in moto la macchina e ascolto questa canzone rivolta al futuro (quale futuro?...). Le vie del borgo soffrono la mia stessa insonnia e parlano della mia stessa volontà di restar desti e lucidi. Ci sono ragazzi e ragazze in giro, c’è persino la musica al piano bar del disco pub sul belvedere. Evito i luoghi dove posso incontrare persone conosciute, non mi faccio vedere in giro da oltre una settimana e va bene così. Tra i pro di un paesino tranquillo c’è che puoi vivere la notte in santa pace, tra i contro c’è che la vivi transitando da una rottura di palle all’altra.

C’è un senso di sfiancamento e noia in questo mio gironzolare, e c’è voglia di qualcosa che è lontano. Ok, i violini stanno ultimando la loro fuga. E sono dinanzi all'entrata del garage. Gli occhi  mi suggeriscono l'idea del letto, lo stomaco mi suggerisce l'idea di uno spuntino notturno, le gambe mi suggeriscono di scappar via e correre sotto le stelle inzuppate di umido e nuvolette nottilucenti. No, non piango stanotte, non mi serve più piangere, voglio solo stare in silenzio e  perdermi, dimenticare la strada verso casa, e fischiettare vagabondo con le mani in tasca un arpeggio delicato di corde di una chitarra celeste. E prego un dio dei viaggiatori che faccia di me un angelo bianco.



venerdì 14 settembre 2007

La ricerca, l'attesa, un fiume che scorre


"Così tutti amavano Siddharta. A tutti egli dava gioia, tutti ne traevano piacere. Ma egli, Siddharta, non era gioia di se stesso. Siddharta aveva cominciato ad alimentare in sé la scontentezza. Aveva cominciato a sentire che l'amore di suo padre e di sua madre ed anche l'amore del suo amico, Govinda, non avrebbero fatto per sempre la sua eterna felicità."
Siddharta e Govinda abbandonarono la loro casa per ricercare nel mondo la propria piena consapevolezza di sé. Trascorsero anni insieme ai Samana, un popoli asceta dedito alla meditazione, alla contemplazione, all'elemosina. Vivevano attraverso la totale rinuncia della propria esteriorità, coltivando lo spirito, annichilendo la propria fisicità. Ma non era per quella via che Siddharta riuscirà a placare la sua inquietudine, la ricerca della completezza, la via che conduce al Nirvana. Quella rinuncia non era una strada che svelava il mistero dell'Io, piuttosto era una fuga. Abbandonarono i Samana, per conoscere il Buddha. Il savio che viveva nei boschi, che illuminava le menti durante il cammino. Forse seguendo quella dottrina avrebbero trovato la strada che stavano cercando. Ma Siddharta capiva, camminava e capiva, che non cercava maestri, dottrine, sapienze, cercava se stesso.
"In verità, nessuna cosa al mondo ha tanto occupato i miei pensieri, come questo mio Io, questo enigma ch'io vivo, d'essere uno, distinto e separato da tutti gli altri, d'esser Siddharta! E nessuna cosa al mondo so tanto poco quanto su di me, Siddharta!"
Govinda restò presso il Buddha, Siddharta capì che doveva andare oltre. Giunse in città, da povero mendicante. Incontra Kamala, una donna, una meretrice pronta ad insegnare l'amore a Siddharta. Egli si lasciò afferrare, rapire, si immerse del tutto in quella esistenza passionale e travolgente. Imparò l'amore ed imparò i guadagni, la ricchezza, la compromissione del mondo, scivolando nelle sue debolezze, nelle nefandezze. Dopo anni presso Kamala, Siddharta capì di aver toccato il fondo e che non era quello il senso della sua ricerca dell'essere. Abbandonò la donna e cercò la redenzione e l'espiazione del suo peccato. Si avviò verso il fiume dove tentò di ripagare al suo male togliendosi la vita. Ma ecco un altro incontro. Vesudeva, il barcaiolo che viveva lungo il fiume, che accolse Siddharta nella sua casa, e insegnò a questi a traghettare la barca lungo il fiume. Vesideva era taciturno, il suo ruolo era di restare lì, accompagnare i viandanti tra le sponde. Il suo unico maestro era stato il fiume.
"Lui sa tutto, il fiume, tutto si può imparare da lui [...] il fiume si trova dovunque in ogni istante, alle sorgenti e alla foce, alla cascata, al traghetto, alle rapide, al mare, in montagna, dovunque  in  ogni istante, e che per lui il tempo non esiste, non vi è che il presente, neanche l'ombra del passato, neanche l'ombra dell'avvenire.
Siddharta prestò l'orecchio all'ascolto dell'acqua e sentì ridere.
"Nulla fu, nulla sarà: tutto è, tutto ha realtà e presenza [...] E tutto insieme, tutte le voci, tutte le mete, tutti i desideri, tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male, tutto insieme era il mondo. Tutto insieme era il fiume del divenire, era la musica della vita. In gran canto delle mille voci consisteva di un'unica parola, e questa parola era Om: la perfezione.
Un viandante tornò al fiume. Dopo che Vesudeva era andato via, la barca rimase a Siddharta che traghettava i viaggiatori. Vecchio e stanco il viandante non riconobbe nel barcaiolo il suo amico d'infanzia. Il viandante era Govinda che era rimasto presso il Buddha. Quando Siddharta si rivelò all'amico d'un tempo, questi chiese se egli avesse mai raggiunto la sua pace, se avesse mai terminato la sua ricerca, e quali insegnamenti avesse seguito. Rispose Siddharta, abitante del fiume: "Cercare significa: aver uno scopo. Trovare significa: essere liberi, restare aperti, non avere scopo."
Siddharta ebbe molti maestri, una bella donna, un uomo d'affari, dei giocatori d'azzardo, un barcaiolo, un figlio sofferente del padre. La scienza può comunicarsi, insegnarsi, non la vita. E in ogni cosa non c'è solo il bene, ed in altre non c'è solo il male, ma un continuo mescolarsi di entrambi. E raggiungere uno scopo, pensare di arrivare alla méta di un giorno migliore per vivere e capire chi sei, è solo un'illusione. Il fiume non è una foce che busserà alle porte del mare. Il fiume è tutto, con il suo argine e la sua profondità, ed anche la sua leggerezza. Il fiume non aspetta un tempo, il fiume non conosce il tempo. La sua perfezione è nel canto dentro di sé. La nostra vita, il nostro tutto, il nostro vivere in qualsiasi cosa su cui far riposare il nostro sguardo, in qualsiasi cosa un sogno sceglie di posare la propria gioia, questo noi siamo, dentro di noi, in un presente senza fine.


I brani in corsivo sono tratti da H. Hesse, Siddharta, ed. Adelphi.


giovedì 13 settembre 2007

Il Processo

Sono al buio, seduto nella cella che mi sono scavato nel MURO. Appoggiato alla parete col sudore che mi intonaca il volto di polvere e vernice scura, e sussurro lento: "basta... basta... voglio andare a casa, non ce la faccio più..." e tra le dita divoro con occhi distratti un vecchio libricino nero con scritte le mie poesie, esile e stracciato, con custoditi intatti i ricordi di anni di vita... lo chiamavo Parsifal perchè doveva aiutarmi, quando me lo scoprirono a scuola anni fa' un professore lo ribattezzò con scherno "il libro dei morti"... mentre tra quelle pagine scorreva la mia mia vita... Eccolo qui il libro dei morti lo porto con me.
Sono pronto, sento che il pubblico si sta scaldando, sento i bassi di una banda che annunciano l'inizio dello spettacolo, una guardia sta arrivando mentre io ignoro, fiacco e gemente alle pendici del MURO. 

Saranno in tanti a parlare al processo.






L’Accusatore che saltella sul MURO:


Buon giorno, Verme vostro onore!
L'accusa mostrerà chiaramente

Che l'imputato che ora le è di fronte

E' stato colto in flagrante mentre mostrava sentimenti

Mostrava sentimenti di una natura quasi umana

Ciò è inaudito!


Il Giudice Deretano gigante:



Chiamate il maestro a testimoniare!



Il Maestro:



Ho sempre detto che non avrebbe concluso niente di buono
Alla fine, vostro onore
Se mi avessero lasciato fare a modo mio avrei potuto
Scorticarlo fino a sistemarlo a dovere!
Ma le mie mani erano legate
I cuori sanguinanti e gli artisti
Lo hanno lasciato andar via impunito
Lasciate che lo bastoni oggi!



Pink:



Pazzo, come un ragno in soffitta, sono pazzo
Completamente smarrito
Devono avermi strappato via le redini…
Pazzo, come un ragno in soffitta, c'è un pazzo




Il Giudice Deretano:

Chiamate la moglie a testimoniare in sua difesa!



La Moglie, la mantide, insetto che divora il partner dopo l’accoppiamento :



Tu piccolo stronzo, sei fregato adesso!
E spero davvero che gettino via la chiave
Avresti dovuto parlarmi più spesso
Di quanto hai fatto, ma no! tu dovevi
Andare per la tua strada! Hai rovinato
Qualche altra famiglia recentemente?
Solo cinque minuti, Verme vostro onore,
Lasciateci soli…



La Madre, accorre in difesa del figlio, il suo abbraccio si scioglie però nel MURO:



Bambino mio!
Vieni dalla mamma, bambino, lascia che ti stringa
Tra le mie braccia
Mio Dio, non ho mai pensato
Che tu saresti finito nei guai
Perché mai hai voluto lasciarmi?
Verme vostro onore, lasciate che lo porti a casa!



Pink:



Pazzo, oltre l’arcobaleno, sono pazzo
Tra le sbarre alle finestre
Ci deve essere stata una porta là nel muro
Quando ci sono entrato…
Pazzo, oltre l'arcobaleno, c'è un pazzo



Il Giudice Deretano emette la sentenza:



Le prove di fronte alla Corte sono incontrovertibili,
Non c'è bisogno che
La giuria si ritiri per deliberare.
In tutti i miei anni da giudice
Non ho mai visto prima
Qualcuno che meritasse più di lui
La massima pena prevista dalla legge!
Il modo in cui hai fatto soffrire
La tua splendida compagna e tua madre
Mi stimola il bisogno di defecare!
Ma, amico mio, tu hai rivelato
La tua
più nascosta paura di vivere!
E quel MURO serviva a proteggerti!


Ordino quindi che tu venga rigettato tra gli uomini!
Di fronte ai tuoi simili…

"ABBATTETE IL MURO!!!"


Joseph K. era un semplice impiegato di una banca praghese, una mattina due uomini si presentano da lui per arrestarlo, è stato accusato, sarebbe stato processato. Ma lo lasciano andare... Perchè è stato accusato? Che delitto ha commesso? Perchè lo lasciano libero e non lo rinchiudono in una cella? In quella libertà odiata e deturpata dall'ombra del dubbio che gli lacera il cuore, Joseph vivrà un'angosciosa prigionia, nell'assurdo di strani episodi che non riesce a spiegarsi, nell'abbandono di chi avrebbe potuto aiutarlo, nell'incomprensione di una giustizia che sembra scagliargli contro una spada e poi sembra farsi beffe di lui ignorandolo... Quale accusa? Non lo saprà mai, non capirà nulla, ma l'indifferenza dei giorni si confonde con l'angoscia di poter scoprire una macchia nella propria vita, si vede vivere dall'esterno di se stesso, ed è così che la nebbia si impadronisce di lui, e lui comprende, lo riconosce e l'accetta. E' colpevole ora lo sa.
Lo vengono a prendere due agenti del tribunale, lo conducono ad una cava. Joseph lo sa cosa cercano. Le sue ultime parole: " ...come un cane". Una coltellata ed una squallida morte.
I due agenti svolgono il loro incarico come fosse una faccenda quotidiana e banale, la vita strappata via nel modo assurdo che le spetta.
Ma perchè? Esiste davvero una colpa? Siamo tutti colpevoli, dice Camus, perchè la nostra colpa è esistere per come siamo. E nessuno è degno di ergersi a tribunale e giudice di nessun altro. E' l'amaro destino degli uomini che possono trovare un'unica via, stringendosi l'un l'altro e rivoluzionare la storia triste che spetta all'umanità intera, per il semplice fatto di esserci.
La speranza c'è sempre per gli uomini, che possono mutare la propria sorte... provando a volersi bene.


Il viaggio di The Wall si conclude qui...


...tra le macerie del muro che non abbisogna più delle lettere maiuscole. Distruggiamo le nostre gabbie, e diamo libero volo ai nostri sentimenti, perchè si soffre, si gioisce, è giusto o è sbagliato, ma quelle emozioni sono la VITA.
Sentivo il bisogno di parlarne tutto d'un fiato da qualche giorno, perchè il silenzio che stringeva la mia gola era dovuto alla paura che ho di vivere i miei sentimenti anche attraverso le apparentemente stupide parole di questo blog. Soffrirò, sarò felice, non mi importa, io voglio vivere. Ed è vero che l'arte può essere un muro che aliena dal mondo, ma non è solo questo; io non sono un artista, non ho la pretesa di esserlo più di quanto non lo possa essere chiunque, ho solo un cuore che sanguina i miei sentimenti, e le mie parole, i miei pensieri, se non sono arte e qualunque cosa siano... sono un dono d'amore.

L'ultimo brevissimo brano di The Wall è Outside The Wall, di cui non esiste un video su You Tube e ne riporto qui solo l'audio e la mia libera traduzione del testo.
Anche se dei muri possono sorgere in noi, coloro che ci vogliono bene passeggiano là fuori, raggiungiamoli, ed abbiamo il coraggio di riuscire a guardare la vita che ci aspetta fuori dal muro.


Outside the wall












Da soli, o in coppia,
Gli unici che realmente ti amano
Passeggiano su e giù fuori dal muro.
Alcuni mano nella mano
Altri insieme in comitive d’amici.
I cuori sanguinanti e gli artisti
oppongono resistenza al muro.
E quando ti avranno dato tutto
Alcuni barcolleranno e cadranno,
Dopo tutto non è facile, sbattere il cuore

Contro il muro di un folle.



Waters




I testi di The Trial e Outside the wall potete leggerli in: www.pink-floyd.it/testi/home.htm

La canzone "The Trial" è stata scritta da Roger Waters e Bob Ezrin.

Le riflessioni successive sono tratte da: F. Kafka, Il Processo, ed. Mondadori - A. Camus, La Caduta, ed. Bompiani - A. Camus, La peste, ed. Bompiani.


STOP!!!

BASTA!!!

Voglio tornare a casa...

  Gettar via questa uniforme nera

E abbandonare lo show

Ed ora sto aspettando in questa cella...

Perché ho bisogno di sapere

Se sono stato colpevole per tutto questo tempo.



Uno di quei giorni da affogare nelle lacrime... uno di quei momenti in cui vorresti essere divorato dai lupi, quelli che hai sempre guardato come fratelli di ombra e bosco. Non è un atto di uno spettacolo interrotto dai fischi, non è un "MI cantino" che ti si flagella in faccia mentre percuoti con furia quelle sei corde d'acciaio. Non è il rigetto tuonante di una preghiera restituita con sarcasmo all'indegno mittente. I tuoni sanno essere delicati e potrebbero fracassare un timpano mentre allo stesso tempo assecondano il delirio. Sanguinano le orecchie che non riescono ad ascoltare lo strazio che si solleva dalla cenere ancora rovente, disseminata alle tue radici. Il tuo cuore assomiglia al caleidoscopio d'una mente in fuga dagli affetti che non hai mai incontrato oltre l'illusione, che a guardarci dentro generebbe colori sconosciuti agli iridi umani, ma è un pozzo troppo profondo per giungerci scandagliando quel buio con occhi non sinceri. Alcor, sei un Pazzo Diamante, che brilla invano, ché la tua voce si mescola a parole meravgliose ed inutili, perchè non ci saranno cuori disposti ad accoglierle. Il tuo è urlo muto, inascoltato. Nessun posto nell'Eden, amico mio. Sto recitando di spalle, non rivolgo il mio sguardo al disprezzo, non parlo, attendo senza proferire fiato. Il tempo non passa, ed io resisto. Cerco parole e pensieri che non mi confondano con i sentimenti che mi allietano, che desidero, che amo. Gli unici che possano salvarmi insieme al suo sguardo. Vorrei viverci dentro, con tutto me stesso in quell'incanto. E' che quel
tempo non passa, ed io non so se riesco a resistere. Ed intanto una furia strisciante s'innesca e tento di strappare le catene che mi inchiodano al muro, alla scatola. Chiusa, la scatola senza mai guardarci dentro. Voglio uscire via! Mi sanguinano i polsi, ed io ho il terrore del sangue. C'è una colpa per tutto questo, c'è ed io aspetto il giudice che venga a vomitarmela in faccia. Correrò lungo il molo per salvare una bambina che muore e mi spegnerò prima di assaporare il gusto di sciogliermi nel sale marino, e non evaporerò mai. Attendo, e sento i passi dei mandatari del tribunale dell'assurdo. Mi stringeranno nelle loro luride spalle e senza guardarmi negli occhi faranno esplodere la loro rivoltella alla mia tempia.
Nulla avrebbe un senso, apparentemente non c'è colpa... ma io sono stato citato, e presto eseguiranno la sentenza, attendo il processo...

Nell'immagine: Joe Reese, Angoscia, particolare. I versi sono una mia traduzione di "Stop", R. Waters, The Wall, testo originale in  www.pink-floyd.it/testi/home.htm


 

The Wall - In the Flesh? - Run Like Hell - Waiting for the Worms

Devo continuare, devo liberarmi da quest'ossessione, comodamente insensibile, avendo scaraventato i miei inutili resti mortali dinanzi alla scrivania a covare rabbia... devo giungere all'epilogo, devo ritrovare un varco nel MURO, perchè questo non può far altro che scatenare l'odio nell'anima ed io non ce la faccio a trattenerlo. Siamo tornati al punto di partenza, l'artista è dinanzi al suo pubblico che è pronto a fare qualsiasi cosa per lui. E' osannato da un mare di volti ricoperti da maschere, che  lo invocano sollevando ed incrociando i polsi quasi ad implorare una detenzione ed un castigo... dopo che si è liberato dalle sue umane spoglie è pronto per accendere la violenza e rivoltarla verso tutto quello che detesta. Repressione, distruzione, una marcia di martelli pronta ad opprimere ogni moto del cuore che possa ostentare un breve accenno di vita. Aspettando i Vermi, ossia i fascisti. Non c'è spazio adesso per la vita adesso, ma solo intolleranza, repulsione, razzismo. La frustrazione interiore del MURO che genera il ripudio per l'umanità intera, dittaura, oppressione, il male assoluto.
Ma tu sei un cuore che sanguina, e stai vivendo uno show che non è il tuo... vuoi soltanto conoscere, capire dov'è incorso l'errore...
Lo urla Pink alla fine, lo urla... mentre attende i vermi che lo divorino come fosse solo una carcassa svuotata d'umanità... Basta, Basta!... BASTAAA!!!



In the flesh?
So ya
Thought ya
Might like to
Go to the show
To feel the warm thrill of confusion
That space cadet glow
I've got some bad news for you sunshine
Pink isn't too well he stayed back at the hotel
And they sent us along as a surrogate band
And we're going to find out
Where you fans really stand!
Are there any queers in the theatre tonight?
Get 'em up against the wall
There's one in the spotlight
He doesn't look right to me
Get him up against the wall
That one looks jewish
And that one's a coon
Who let all this riff raff into the room
There's one smoking a joint and
Another with spots
If I had my way
I'd have all of you shot



Run like hell
You better run like hell
You better make your face up in
Your favourite disguise
With your button down lips
And your roller blind eyes
With your empty smile
And your hungry heart
Feel the bile rising from your guilty past
With your nerves in tatters
When the cockleshell shatters
And the hammers batter
Down the door
You better run like hell
You better run all day
And run all night
And keep your dirty feelings deep inside.
And if you take your girlfriend out tonight,
You better park the car well out of sight
'Cos if they catch you in the back seat
Trying to pick her locks
They're gonna send you back to mother
In a cardboard box
You better run.


Waiting for the worms
You cannot reach me now
No matter how you try
Goodbye cruel world it's over
Walk on by
Sitting in the bunker here behind my wall
Waiting for the worms to come
In perfect isolation here behind my wall
Waiting for the worms to com
Waiting to cut out the deadwood
Waiting to clean up the city
Waiting to follow the worms
Waiting to put on a black shirt
Waiting to weed out the weaklings
Waiting to smash in their windows
And kick in their doors.
Waiting for the final solution
To strong then the strain
Waiting to follow the worms
Waiting to turn on the showers
And fire the ovens
Waiting for the queers and the coons
and the reds and the jews
Waiting to follow the worms
Would you like to see Britannia
Rule again my friend
All you have to do is follow the worms
Would you like to send our coloured cousins
Home again my friend
All you need to do is follow the worms









The Wall - Comfortably Numb

Abbandonato su quella maledetta poltrona, ti sei completamente perso... ma tu sei una rock star Pink, hai firmato dei contratti, non puoi restare un nulla, hai un'esistenza da condurre. Eccoli li senti? Stanno venendo a prenderti, ti riempiranno di farmaci per consentirti di continuare lo show, e piano piano, mentre ti trascineranno via, ti scioglierai come una maschera di cera e resterai piacevolmente insensibile, pronto a scatenare fuori il male che hai accumulato, sputerai in faccia a coloro che ti acclameranno, e il tuo muro genererà un odio incondizionato verso il mondo, che si tradurrà in un rapporto fascista con l'esteriorità. Un martello nero che reprime fuori e dentro ogni forma di sentimento umano.
Ma tu non stai soffrendo adesso Pink, stai soltanto regredendo, ti ricordi? Non fa poi così male...
 




Piacevolmente Insensibile
Hello,
Is there anybody in there?
Just nod if you can hear me
Is there anyone at home
Come on now,
I hear you're feeling down
I can ease the pain
And get you on your feet again
Relax
I'll need some information first
Just the basic facts
Can you show me where it hurts
There is no pain, you are receding
A distant ship smoke under the horizon
You are only coming through in waves
Your lips move but I can't hear what you are saying
When I was a child I had a fever
My hands felt just like two balloons
Now I've got that feeling once again
I can't explain, you would not understand
This is not how I am
I have become comfortably numb -
O.K.
Just a little pin prick
There'll be no more aaaaaaaah!
But you may feel a little sick
Can you stand up?
I do believe it's working, good
That'll keep you going through the show
Come on its time to go.
There is no pain, you are receding
A distant ship smoke under the horizon
You are only coming through in waves
Your lips move but I can't hear what you are saying
When I was a child
I caught a fleeting glimpse
Out of the corner of my eye
I turned to look but it was gone
I cannot put my finger on it now
The child is grown
The dream is gone
And I have become
Comfortably numb





Written by Roger Waters & David Gimour




The Wall - Vera! - Bring the Boys Back Home

- Vera! Vera! - Potrei chiamarla anch'io, ma pochi sanno perchè, e non so neanche se questi lo ricordano. Anche se qui il senso è diverso... La regressione fanciullesca è oniricamente trasportata in una stazione dove ritornano a casa i reduci della guerra, non cercare tuo padre tra quelli Pink, tuo padre non è tra coloro che ritornano.
Bring the boys back home è un coro univoco di voci contro la guerra...



Vera! - Riportate i ragazzi a casa
Does anybody here remember Vera Lynn?
Remember how she said that
We would meet again
Some sunny day
Vera! Vera!
What has become of you?
Does anybody else in here

Feel the way I do



Bring the boys back home
Bring the boys back home!
Bring the boys back home!
Don't leave the children on their own
Bring the boys back home!