Sono tre giorni ormai che se n’è andato. Di colpo, dopo aver visto il corpo morto di Drusilla, sua sorella ed amante. Prima di sapere che c’è la morte tutto sembra credibile, ora non resta che questo futile potere smisurato e ridicolo. Cesonia che ami Caligola, il mondo sorrideva al tuo amato attraverso i denti di Drusilla. Quando Caligola poggiava la mano sul corpo di un’altra donna, tutto il rimpianto della sua carne gli saliva alle labbra, e quando qualcuna si appoggiava alla sua spalla, l’avrebbe uccisa senza concederle un sorriso per punirla d’aver tentato d’imitare una tenerezza che non apparteneva ad altri che a lei.
Ha emesso un gèmito ed è fuggito via senza voltarsi. Se non torna lo sostituiremo, non sono certo gli imperatori che ci mancano, sono gli uomini che mancano. Mostro, Caligola, per aver troppo amato. Come si può continuare a vivere con le mani vuote quando prima stringevano tutta la speranza del mondo? Fare un contratto con la solitudine? Darsi delle ragioni, scegliersi un’esistenza tranquilla, consolarsi. Non è per Caligola…
Eravamo preoccupati per te, Cesare. "E con che diritto lo eravate?"
Ci sono da sistemare certi problemi che riguardano le finanze pubbliche, il Tesoro.
… il Tesoro è fondamentale, la vita umana non lo è. Ho deciso di esser logico. Tutti i sudditi devono diseredare i propri figli e fare testamento a favore dello stato. A seconda delle necessità metteremo a morte questa gente seguendo l’ordine di una lista a caso. La prima parola per salutare il ritorno di Caligola è stata: Tesoro. Avete fatto una scelta, e si gioca con le vostre carte, pagherete cara questa logica.
Sento crescere dentro delle presenze senza nome, segnate da volti orribili di una volontà disumana. Non esiste che una sola libertà, quella del condannato a morte, perché in quel momento tutto gli è indifferente tranne il colpo di spada che farà scivolare via il suo sangue. E Caligola renderà la libertà al suo popolo di schiavi singhiozzanti. Tutti condannati alla morte e alla libertà.
Caligola ha preso le nostre mogli e trucidato i nostri figli senza ragione. Attraverso Caligola, per la prima volta nella storia, la poesia provoca l’azione e il sogno la realizza. Lui fa ciò che sogna di fare. Lui trasforma la sua filosofia in cadaveri. Voi dite che è un anarchico. Lui crede di essere un artista. Ma in fondo non c’è differenza. Le vostre ipocrisie e le vostre viltà mi danno maggiore protezione. Finché Caligola è vivo, si è alla completa mercé del caso e dell’assurdo, cioè della poesia.
Un’esecuzione mi attende, ma prima devo mangiare. Rufo è il cavaliere che oggi deve morire… Non mi chiedete perché? Bene, state diventando intelligenti, avete capito che non c’è motivo per vivere o morire. Sono sicuro che quel Rufo non apprezza questo piccolo rinvio. Eppure qualche istante strappato alla morte ha un valore inestimabile, è il lento gustare della vera libertà. Non guardarmi così, Muzio, anche se ho appena finito di divertirmi con tua moglie. Domani siano chiusi i granai, ci sarà carestia. Ci sarà flagello, è qui il potere. Si è sempre liberi a spese di qualcuno. La gelosia è davvero brutta, soffrire per vanità e fantasia. Vedere la propria donna che spalanca le gambe per ricevere un altro nel proprio ventre. Mescolare l’amore a questi miseri giochi di mucosa.
Tu che cosa bevi, Mereia? Una medicina per l’asma? Menzogna… è un antidoto contro il veleno. Tu temi che Caligola ti possa avvelenare. Mi sospetti, mi spii. Credi che io voglia avvelenarti e fai il possibile per opporti a questa volontà. Doppio delitto, perché se Caligola non volesse ucciderti, tu lo sospetti ingiustamente, il tuo imperatore… oppure volevo davvero ucciderti, e tu, lurido insetto, ti opponi al mio disegno. Ma se mi attribuisci la volontà e ti opponi, sei un coraggioso rivoluzionario contro il fato infame e il destino assurdo, e questo è bello: morire da vero uomo, per aver tentato di mutare il corso inesorabile dell’ingiustizia.
Giovane poeta, Caligola ti ha portato via tuo padre. Che cuore fetido deve avere! Quanto lo deve torturare quest’odio e questo male! E come deve essere immonda la sua solitudine…
Tu la conosci la solitudine? Quella dei poeti e degli impotenti… Mai si è soli. Dovunque ci portiamo dentro il peso del passato e del futuro, di tutti coloro che abbiamo ucciso, dei rimpianti, il male di coloro che amavano e non abbiamo amato di rimando, il peso del desiderio, del disincanto, della dolcezza e delle puttane, e la sorda banda degli dèi. Se solo si potesse godere di una solitudine vera, non infestata di fantasmi, la solitudine fatta di silenzio e tremore degli alberi ove lasciar sentire l’ebbrezza del cuore. La solitudine risuona di denti che stridono, di lamenti perduti. Se esiste una fuga da questo orrido silenzio? Il disprezzo.
Caligola, troppi morti, la vita si va sguarnendo, non esiste potenza senza incontrollata sottomissione al proprio destino profondo. Bisogna essere logici fino in fondo. Ho cancellato gli dèi dal cielo. Ho dimostrato che si può essere effimeri quanto loro, ogni uomo può esercitare il loro ridicolo mestiere. Un mio tragico respiro investe i timori e le vite di migliaia di uomini che hanno la debolezza di affidarsi agli dèi.
Volete uccidermi, lo so. Per ritornare nella sicurezza e nel calore dei caldi letti nei quali consumare le vostre insensate esistenze. Non siete in grado di vivere in un mondo nel quale la più folle fantasia può introdursi nella realtà in un attimo, come una lama nel cuore. Tutti voi desiderate la morte di qualcuno, o la donna di qualcun altro, ma siete vili nella vostra sicurezza senza potere. Libertà e logica piegate alla pace e ad una felicità monca. Ma siete tutti colpevoli.
In questa mano Caligola regge la prova della congiura dei traditori e dei colpevoli che cospirano la morte del loro imperatore e dio. Non c’è bisogno di prove per mettere a morte un uomo, ecco che queste carte siano bruciate. E voi tutti diventate innocenti del vostro tradimento. Congiurati, come siete belli ora che siete innocenti. Neanche gli dèi possono rendere l’innocenza senza punire. Ammirate la potenza rivoluzionari di Caligola!
Caligola ha mal di stomaco, ha vomitato sangue stanotte. "Giove, prendi la mia vita per la sua!"
Grazie Cassio, non merito tanto amore. Non ne sono degno. Addio, amico, ricorda che Caligola ti ha dato il suo cuore. È bello vivere. Ammirare le vergini in riva al mare coperte di veli trasparenti cinte di mimose. La senti la bellezza della vita nel cielo fresco e vibrante, Cassio? Mettetelo a morte, a che gli serve la sua vita? Se ci avesse tenuto davvero non se la sarebbe giocata così inutilmente… Quando si perde si deve pagare.
Sei rimasta tu sola accanto a Caligola, dolce Cesonia. Alla follia del tuo amato hai sacrificato i tuoi giorni e stai invecchiando. Non varrebbe la pena che anche l’ultimo testimone sparisse? Amare qualcuno vuol dire accettare d’invecchiare con esso. Caligola non è capace di un tale amore. Esiste un male maggiore: accorgersi che anche il dolore per la scomparsa di chi ami passa col tempo, non ha più senso. Non resta neanche l’ombra dolorosa di un amore spezzato, né la dolcezza di una malinconia. Io vivo, io uccido, esercito il potere delirante del distruttore, al confronto del quale il potere del creatore non è che una pallida imitazione. È tempo che cali il sipario su di te che dici di amarmi, inutilmente. Anche tu eri colpevole, Cesonia cara.
Anche tu sei colpevole Caligola, ma ti capiranno mai? No, loro non capiscono, loro giudicano senza capire ascoltare, nemmeno un pallido e sfuggevole sentire. Ed anche tu, ti giudichi. Come ti ammiro per questo potere di giudicare! Hai ritrovato il vuoto nel quale l’anima si placa. Sei l’imperatore, ma sei anche niente. Sei un tronco vuoto e cavo, senza cuore, un vuoto malefico dove si agitano le ombre e le passioni. Potresti essere tenero, Caligola, ma non c’è niente che vada bene in questo mondo, eppure, ti basterebbe l’impossibile che hai cercato a braccia distese sino ai confini del mondo.
Tendo le mani e non incontro che te, sempre te, come uno sputo sul mio viso. Te, nel chiarore splendido e dolce delle stelle. Te, che sei come una ferita che vorrei strapparmi di dosso con le unghie perché il sangue infetto possa sgorgare con la vita a fiumi. Dove posso trovare tanta tenerezza da soddisfare la mia sete? È pesante questa notte come il male, ed il dolore umano.
Costruito intorno a: A. Camus, Caligola, 1944
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