domenica 28 ottobre 2007

Perso tra le parole





Pink Floyd - Lost for Words (The Division Bell, 1994)



Stavo trascorrendo il mio tempo nello sconforto
Avvinto in un calderone d'odio
Mi sentivo perseguitato e paralizzato
Pensavo che tutto il resto potesse aspettarmi.
Mentre sprechi il tuo tempo con i tuoi fantami
Ingolfato in un febbrile rancore
Oltre la tua visione angusta la realtà svanisce
Come un'ombra ingoiata dalla notte.
Martoriarti nella cautela
Non ti agevolerà affatto
Perché non ci sarà una soluzione nei numeri.
Quando il Giusto se ne scappa dalla porta
Non scopri i tuoi giorni afflitti dall'oscurità?
É vero che batti i pugni per terra?
Imprigionato in un mondo di solitudine
Mentre l'edera cresce sull'uscio della cella.
Così apro la porta ai miei fantasmi
E chiedo di poter cancellare la lavagna.
Mi dicono cortesemente di andare a farmi fottere
Sai che non puoi proprio vincere.


(traduzione e re-interpretazione by Alcor)



A te che nella spuria risposta dello specchio rapprendi mutevoli volti e nessun tratto, a te che in ogni gesto cogli infiniti spigoli della mente senza un'apparente logica. A te che attendi, a te che scruti. A te che manipoli il tempo come un barattolo da saturare con zucchero e fraudolenta polvere grigia. A te che abbassi lo sguardo per non lasciarti guardare. A te che riordini i giorni estirpando radici di sterpi da pensieri e avverti rinverdire dal vuoto di dentro un fuoriuscente conato di rabbia. A te che parli tra chi non ha voce e ti assuefi ai vitrei silenzi per non sfiorare il torbido vuoto tra gli uomini tra cui serpeggia un atro livore.
A te che non parli ed osservi, perchè tutto assorbi. A te che sembri non esistere nell'istante in cui calpesti un'aiuola di sabbia, provando a sedare la terra al tuo passaggio, certo di marcare un segno e una traccia, che alle tue spalle il vento scompone in scaglie di nulla che non t'assomigliano più.

Mappa del cielo - Roma 29/10/2007 ore 00:00

L'irruenza di Sirio nell'orizzonte orientale mi induce a parlare della luminosità apparente. Sirio la vedete acuminata nei pressi di Orione, in una regione del cielo molto ricca di astri radiosi, che rende il cielo invernale uno spettacolo di rara bellezza. Le nominerei tutte una per una queste magnifiche gemme: Sirio, Procione, Rigel, Betelgeuse, Bellatrix, la Cintura d'Orione, Aldebaran, Castore, Polluce, senza contare lo spettacolo della "Spada d'Orione", la Grande Nebulosa visibile ad occhio nudo, oppure le  teneri Pleiadi che scappano irretite dal Toro. La maggior parte di queste stelle sono di colore azzurro, stelle giovani dalla cromatura quasi glaciale che le connota ancor di più come regine d'inverno.
Sirio in particolare, con il suo fulgido tremore che la rende incerta come il miraggio di un punta di lancia che buca il firmamento nero. Sirio è la stella più luminosa per noi. Ma non è la stella più luminosa in senso assoluto. Perchè la luminosità e la bellezza è condizionata dalla vicinanza. Sirio ci appare splendida ed insostuibile perchè è lì, quasi la possiamo sfiorare come un diamante sospeso ad una parete non così lontana. Possiamo coglierla e donarla a chi vogliamo bene. Sirio è vicina, e la possiamo amare per sempre perchè la sua luce sarà sempre posata sul trono della notte di Natale. Ma l'occhio del pensiero riesce ad andar oltre... e magari posarsi su quel mondo che non è percepibile alla nostra vista ed al nostro cuore, come una gemma sconosciuta della costellazione dell'Hydra, sepolta nell'abisso siderale, una principessa dimenticata ed esiliata che non conosce le lodi e gli sfarzi di Sirio. E racchiude nel suo infinito irraggiungibile una maestà che non si può scorgere. Esistono infiniti paradisi che noi amanti di Sirio ignoriamo, tutto questo può angosciare perchè non li raggiungeremo mai, ma tutto questo può infondere speranza perchè in fondo, benchè inarrivabili, questi infiniti tesori ci sono comunque.
Come i sogni a cui rinunciamo ma che sentiamo vivere indifferenti da noi che pure li coltiviamo nell'anima.

venerdì 26 ottobre 2007

Vade Retro Alcor!


Premetto, io me ne vado a zonzo tra i blog
raramente, anche perchè non ho molto tempo da perdere. Ieri però un blogger ha visitato il mio profilo, così, incuriosito per il suo avatar, ho seguitato nel ricambiare la visita, e successivamente sono approdato nel suo blog. L'occhio m'è subito caduto su un post dedicato al Partito Democratico e immediatamente si è accesa in me la fiaccola della simpatia che mi ha indotto a curiosare ancora. Ma io lo dovrei sapere ormai che la politica mi fa male! Perchè subito dopo mi imbatto in un post curioso dove si parlava di un test utile ad individuare le nostre reali inclinazioni religiose.
La religione è argomento delicato per me medesimo, ed anche se ho avuto trascorsi da praticante convinto, da fedele più o meno redento, è da tempo che di tale argomento me ne curo davvero poco.  Mi definerei alquanto indifferente al sentire religioso, ma nutro profondo rispetto per chi crede in qualsiasi cosa. Credere in fin dei conti è bello, beato chi ci riesce!
Allorchè la tentazione di misurare quale fosse la religione più calzante per la mia anima impura era molto allettante, ho fatto il test ed ecco il risultato vergognoso:




































































Satanismo










 



70%



Paganesimo










 



70%



Buddismo










 



65%



Agnosticismo










 



65%



Cristianesimo










 



55%



Ateismo










 



50%



Confucianesimo










 



50%



Islam










 



45%



Induismo










 



35%



Paranormale










 



20%



Ebraismo










 



5%






Risulto SATANISTA!!! Al massimo mi consolo sentendomi PAGANO!!! Leggiamo la didascalia della mia fede:

"
Le tue convinzioni si avvicinano maggiormente a quelle del Satanismo! Prima che tu urli, fai qualche ricerca a riguardo. Per essere satanista, non devi necessariamente credere in Satana. Il Satanismo generalmente si concentra sull'avanzamento spirituale di sè stessi e nella libertà di scegliere arbitrariamente, piuttosto che sottomettersi a qualche divinità o restrizione morale. Fai qualche ricerca sul Satanismo se pensi immediatamente allo stereotipo del culto satanico. Potresti anche essere vicino a religioni terrene come il Paganesimo."

Avete capito!!! Altro che faccino da bravo ragazzo! Se lo sapesse quella pia donna di mia madre che risulto cristiano solo al 55%... E pensare che da giovane mi son sempre ispirato a Petrarca, colui che si flagellava ogni volta che incautamente praticava onanismo mentre impudentemente la sua fantasia si tuffava nelle chiare, fresche e dolci acque insieme alla desiderata Laura! Petrarca morì colpito dalla sincope, ma siamo sicuri che non fosse diventato anche cieco!?
Sono due le cose che mi inducono a ridere sghignazzando tra un "vaffa" ed un "oh perbacco": la prima è che più che pensare alla religione sono anni che preferisco pensare a Darwin e a Rousseau; la seconda è che il diavoletto è la mascotte del Milan. Ed io il Milan non lo sopporto, perchè mi viene una facile associazione di idee che non mi fa sopportare il Milan, la Mondadori, La Rinascente, Milano Due,
Mediaset, Adriano Galliani, Sandro Bondi, l'utilizzo ipocrita e avvilente della parola "libertà", Giulio Tremonti, la Brambilla (ma ce l'ha un nome costei? Quel tipico "la" davanti al cognome sembra identificarla più come una bambola gonfiabile...) ... fino ad arrivare a lui, l'inneffabile che non nomino nemmeno. Altrimenti rischio di dar ragione a quel test...


mercoledì 24 ottobre 2007

Levity




“Non è incredibile come quando ti innamori di una donna ti sembra che lei viva d’aria, senza peso e senza fatica, senza nemmeno bisogno di mangiare, ma solo alimentata dalle sue qualità sorprendenti?”…”Sei così pieno di entusiasmo per la sua mancanza di peso che dedichi tutte le tue energie a renderla una parte permanente della tua vita, e non ti rendi conto di come in questo modo trasformi il suo equilibrio, e aiuti il suo peso a venire fuori. Vengono fuori le sue malattie psicosomatiche e vengono fuori i suoi genitori, vengono fuori i suoi difetti fisici e i suoi difetti di carattere e le sue richieste. E in buona parte sono richieste legittime, ma questo non fa che appesantirla ancora, finchè sei schiacciato a terra e hai solo voglia di scappartene via, a cercare da qualche altra parte una persona più leggera”.


Levity è il titolo di un film del 2003 di Ed Solomon, con Billy Bob Thornton e Morgan Freeman. Non è un gran film, ma è incentrato sul peso insopportabile che i sensi di colpa possono aggravare in fondo ad un'anima di per sè preda delle frequenti agitazioni esistenziali. Il testo qui sopra non ricordo da quale libro è tratto, un libro che non ho letto e che non leggerò perchè non rientra nei miei canoni letterari, ma chi se ne importa? Vale sempre il messaggio che potrei sentire dentro, vale sempre la sensazione di potermi sentire io stesso l'autore di quelle identiche parole, vale sempre la sensazione di immaginarsi dinanzi ad uno specchio leggendole. Ora quello specchio è ricoperto già dalla polvere, dal ricordo, sopraffatto dalle luci luminose che invadono la sala del cinema alla fine del film. I titoli di coda non li legge nessuno, non ci sono dediche, poche memorie riservate a chi quella storia l'ha vissuta o vista, l'ha interpretata. L'ultima triste scena resterà più viva del resto della storia, come quando sulla lapide di un defunto viene affissa la foto dei suoi ultimi giorni. L'immagine di un anziano, vecchio e brutto, mentre lì dentro c'è la conclusione di un'intera vita, un album di tante immagini, di infiniti sguardi ed espressioni. Ma il ricordo degli altri si nutre solamente dell'ultima illusione, non del sogno più bello. Quando scriverò un testamento chiederò che di me si affigga una foto di quando ero bambino, o di quando ero un liceale, di un qualsiasi periodo radioso della mia esistenza. Di quando mi son sentito leggero, come una piuma, illusa di cavalcare il vento e il destino e non di esserne vittima o schiavo. Oggi sono una piuma.

giovedì 18 ottobre 2007

Away






Aria

Sai

nascono così
fiabe che vorrei
dentro tutti i sogni miei
e le racconterò
per volare in paradisi che non ho
e non è facile restare senza piu' fate da rapire
e non è facile giocare se tu manchi
aria come è dolce nell'aria
scivolare via dalla vita mia
aria respirami il silenzio
Non mi dire addio ma solleva il mondo
sì
portami con te
tra misteri di angeli
e sorrisi demoni
e li trasformerò
in coriandoli di luce tenera
e riuscirò sempre a fuggire dentro colori da scoprire
e riuscirò a sentire ancora quella musica
aria come è dolce nell'aria
scivolare via dalla vita mia
aria respirami il silenzio
non mi dire addio ma solleva il mondo
aria abbracciami
volerò
aria ritornerò nell'aria
che mi porta via dalla vita mia
aria mi lascerò nell'aria
aria com'è dolce nell'aria
scivolare via dalla vita mia
aria mi lascerò nell'aria

(G. Nannini)


Starò via qualche giorno, non so di preciso quando torno (se torno). Finalmente me ne vado in cima ad una montagna, e spero davvero che nevichi così come dicono le previsioni. Ne ho bisogno, ne avevo bisogno da tempo e stavolta un po' di riposo concreto me lo concedo come non faccio da anni, anzi, come non ho mai fatto.
Poichè non ci sarò nel dì di festa anticipo anche la mappa del cielo della prossima settimana.


Mappa del cielo - Roma 22/10/2007, ore 00:00

Sulle mappe del cielo sto descrivendo poco dacchè ho inserito le animazioni, questo perchè la mappa si descrive molto bene da sola. Solo vanno segnalate  tra le costellazioni che stanno sorgendo ad est, i due "cani", Cane Minore e Cane Maggiore, con le due luminosissime stelle rispettivamente: Procione e Sirio. Sirio è la stella in assoluto la stella più luminosa del cielo; con Procione e Betelgeuse, la spalla sinistra di Orione, formano un triangolo equilatero abbastanza preciso. Mentre Altair dell'Aquila, il vertice del traingolo estivo, si prepara al suo stagionale letargo.
Alla prossima.
Bye

mercoledì 17 ottobre 2007

Non aspettarmi...




Devo decisamente decidermi di smettere di ascoltare un certo tipo di musica, di assorbirla, di suonarla, di spalmare di tali armonici le mie oziose mattine, figlie di nottate sprecate in una confusa mistura di ore smarrite tra un insignificante pascolo errante notturno dove le strade non hanno un nome, e un'insonnia vorace scavata dal mal di stomaco, da incubi di voci che non si scompongono, da dubbi che assestano colpi d'accetta nel fianco d'una volontà di per sé labile e fiacca.
Pensieri e progetti ridotti a grigia legna da ardere in un braciere mai pago, che ingoia il buio senza rendere luce e calore, riempendo solo la stanza di fumo.
Si camminava risalendo l'età ed il rincorrere di sogni ed esperienze che il presente non concedeva. Eri al mio fianco tenendomi strette le dita, frapponendo i tuoi occhi tra il mio sguardo ed il mare. Mentre io davo un nome ai tuoi desideri, e la roccia della scogliera mi premeva le spalle, racchiudevi nel tuo abbraccio ogni sconfitta della mia instabile voglia di crescere e vivere. Una capanna di edera appesa ad un precipizio schiaffeggiato dal vento, dove nascondere e coccolare tutta la bruttura di un'esistenza che non ho mai ringraziato d'avere; che avrei ripudiato mille volte se non avessi sopraelevato anche la fine di ogni cosa ad un ristoro immeritato della mia insensatezza. Esserci è più atroce dello sparire. Schiavo di una nube ai confini del cielo da cui attingere le mie pulsazioni dell'anima, da tradurre in parole improfumate da lozioni di erudita bellezza. Hai coltivato una maschera intorno ai miei occhi senza spogliarmi del male che divorava il mio silenzio accecante. Frapponendo ogni volta i tuoi occhi tra il mio sguardo e lo spazio sconosciuto che si frastagliava incomprensibile oltre le tue spalle, i tuoi lunghi capelli neri e morbidi, e le tue lacrime che non riuscivo più a spegnere nel tuo sguardo d'accusa. In te ho saputo perdonare il mio coraggio rachitico di spalancarmi alla vita, che mi ha reso povero e fragile, impaurito nel saper afferrare la leva di un aliante che temeva la consistenza delle nuvole e lo sguardo indiscreto della luna. Hai raccolto il mio male in un ristoro accogliente con le grate più fitte nelle fessure da cui spiare il mutare del mondo che piano si dimenticava di me.
Ora che rinasco al mondo, ancora bagnato dalla placenta d'una gabbia matrigna, silenzioso volgo sommessamente le spalle allo strazio che s'addensa intorno al mio sguardo imprudente. Ai bordi della strada non c'è un recinto ed un parapetto che s'interpone tra me e lo strapiombo che cade a picco tra le onde. C'è solo un'intercapedine d'affanno nell'essere incapace di ignorare ogni tuo sgomentato lamento che si afferrerebbe nell'aria, per come sia denso in ogni gesto della mia invereconda coscienza d' essere sbagliato, in quanto inutilmente presente ai miei giorni.
Adesso dinanzi ci sono anni che non riuscirei ad affrontare da solo, mentre il rimorso mi indurrebbe a tornare in quella gabbia che mi annichiliva esaltando le mie debolezze, dove castravo le mie ali e recidevo nel malsano tepore del tuo abbraccio, la mia voglia di vivere e narrarmi per quello che sono. Mi davi la forza di esserci spegnendo la necessità che io accendessi il mio fuoco vitale con la mia sola speranza, quella che è propria di una mente indomabile. Ed ora tutto appare spaventoso e stupendo, mentre tra le nuvole percorro un viale rinfrescato dal temporale, interrrogandomi se la mia sia una rinuncia, oppure una rinascita, immaginando quel che vorrei dal mio esistere, per costruire un'altra illusione che funga da stampella ad un domani ancora mutilato da una guerra che non accenna a placarsi... Se qualcuno mi odiasse, gli rivolgerei il mio consenso, prima che il mio orgoglio si ridestasse per sputare in faccia al disprezzo.
Non aspettarmi, o rinnega la sera, il tramonto non sarà l'araldo dei miei passi ritrosi e balbettanti. Un suono lanciato verso la fuga si infrange bruscamente nell'aria, molto prima d'una voce suadente che incalza il suo tono prefigurando il suo arrivo ad orecchie imbonite dall'inutile attesa di questi.