sabato 18 aprile 2026

In ogni persona

Ho scorto i tratti di una tragedia.

Il senso di sentirsi accolti.

O forse, erano specchi.

martedì 25 giugno 2024

Neurone

Da un capo all'altro di connessioni Irraggiungibili 
Instancabile marea si presenta
Alle socchiuse porte di varchi narrati
Solo dalle attese.

domenica 24 luglio 2022

sabato 9 luglio 2022

sabato 20 luglio 2019

Non vorrei più crescere
Per non dismettere quei vestiti
Che tu curavi

Soglie di anomalia

Minuscole e trascurabilissime tracce
che rendono l'oggettiva globale bellezza
in conclusione ripugnante.

venerdì 19 luglio 2019

Vasi incomunicanti

Durano i gerani che si sporgono al balcone
La ringhiera appestata da ruggine
Le tue impronte ancora
L'anima delle tue dita
Carezze sulle foglie
Alle spalle, lo scirocco.

Là, sotto, l'inservibile universo.

venerdì 12 luglio 2019

Narrazioni di confine

Quando riesci a sporgerti oltre il valico della finestra?

Quando sibilanti e rabberciati strati di cielo stellato irrompono tra i dorsi dei palazzi.
O quando piove. Quando ombrelli tesi dei passanti ci nascondono dai loro possibili sguardi, e ci proteggono.

Dov'è la casa? Io non lo so.
Di tutti questi tempi ricordo solo che non c'erano più. Attimi che perdono, come condotte divorate da ruggine e vermi.
E che dimenticano.
Dimenticano il susseguirsi delle continue sottrazioni e mancanze di ogni istante, di tutti quei cieli che non saranno specchiati in occhi assenti.
Respiri come zavorre di possibilità in cenere.
Onde del mare che incontrano invano una riva che risponde con parole straniere. 
Del vento che non smuoverà più alcun fastidio, e degli spifferi di vecchi portoni che non presagiranno più asie assuefatte all'indifferenza di questa impraticabile vita.

Di tutto ciò che si è perso per sempre è popolato il treno del tempo.
Dei sorrisi di cui presto non ricorderemo il tragitto. Di concetti complessi come macigni che franano e frantumano l'abbandono ad abbracci vilmente scomposti.
Di parole strozzate esiliate da ogni pagina che possa sfidare i tuoi occhi.
Virgole che scindono e non collimano.
Profili di orizzonti piegati che non si riavvolgono.



domenica 12 maggio 2019

Pensieri poveri

La mente ristagna dove nessuno slancio ha il vigore di innalzarsi oltre un guado di pochi millimetri.

In questa arida pozza dai contorni innocui tutto si ferma nelle vecchie, accartocciate, consumate e consunte verità.

Nessuna maturazione.

Nessuna discussione.

Nessun rischio di voler crescere.

Strati di antichi entusiasmi levigati e archiviati nella purezza semplice di pochi primigeni pensieri ancoranti che si rinnegano in un nuovo mondo reietto.

I cui fasti spenti son fossili di memorie silenti.

mercoledì 14 novembre 2018

Orizzonte nord

- Giuse'....
- Ma'... ce iè?
- Quella è l'Orsa Maggiore?
- Vediamo.... sì, Ma', è quella.
- Vicino a quella stella che sta al centro ce n'è una piccola, che si vede appena.
- Come la fai a vedere? Sei sicura, Ma'?
- Sin, quella al centro.
- Non si vede ad occhio nudo però.
- Io la vedo. Come si chiama?
- Si chiama Alcor, Mamma.

giovedì 22 marzo 2018

Mattoni

La voglia di scrivere mi ha preso mentre faccio un back up di un database per estrarre dati con SQL.

Questa è sostanzialmente la grande contraddizione di una vita merdosamente bugiarda. Relegare la voglia ad una fessura tra un mattone ed un altro. 
Finché qualche mattone non casca e ti frantuma l'alluce.

Da qualche parte tutto questo furore deve trovare una via d'uscita. Esisterà una illusione più duratura su cui poggiare la necessità di risparmiare se stessi all'atroce di destino di sentirsi un ingranaggio senza molta importanza sul cui capo poter pisciare senza alcuna coscienza?

Quando questa illusione era la voglia di pace, di stabilità e la rincorsa furente verso la normalità, questa epifanica rincorsa raccoglieva tutte le macerie facendone un ponte che si costruiva verso una direzione, una lotta, un senso per cui vivere.

Poi l'approdo. Poi il nulla.
Poi la gabbia senza serrature, spalancata, ma avvolgente, senza lati e pavimenti, senza soffitto, senza corridoi, senza spigoli a sancirne l'inizio e decretarne la fine.

Poi la telefonata che mi chiede di riaprire una piccola oasi verso quel mondo probabilmente e inconsciamente ripudiato dove le sbarre eterne che si perdono alla mia metalmeccanica vista, si ritravestono da rovi da insonnia permanente. Con la puzza dell'erbaccia selvaggia, con la merda di un'insoddisfazione che, cazzo, ci rendeva liberi e infiniti. E le pioggie di lacrime avare, di singhiozzi sotterrati che bruciavano dentro una camera dove adesso non riposa neanche una spiga di graminacea avariata.
Quelle notti senza tregua, con una rabbia che scavava dentro i condotti dell'inspiegabile che divorava i minuti rincorrendo e mandando a fanculo le alzatacce e i richiami di un mondo abissalmente distante e senza importanza.
Quando mancavi tu, e l'insignificante meravigliosa voragine che hai originato in questo animo senza riparo e senza sostanza.
Tu che rappresenti l'epilogo di ogni premessa che tenta di rabberciare l'esistenza in poche frasi che possano emanciparla dalla sua acclarata inutilità.
Tu che sei lo specchio nel quale vado a riprendere immagini di ponti e vallate, di arcobaleni e banchetti tra i profumi dei fiori, e le primavere senza solstizi a invertirne le rotte, e venti che solo accarezzano e non conoscon la furia, e parole spente, ed abbracci senza voglia di disciogliersi... e i soliti racconti di questo sentimento senza contorno, senza dichiarazione alcuna, libero da promesse e doveri, da resoconti e serrature dalla toppe polverose.
Così libero da isolarmi in questo silenzio da te che vivi in una lontananza che è il tuo mondo per me inaccessibile. 
Così libero da impreziosirsi di tante, tansissime cazzate asservite alla costruzione di un altro equilibrio tra la tua instancabile fuga, e la mia caparbia e silenziosa attesa di poterti incrociare in fondo a chissà quale vicolo di questa insondabile e incomprensibile vita.

E qualunque cosa scriverò saranno solo illusori mattoni di carta, gradini di struggente ansia infuocata, per costruire ponti protesi verso il nulla, dispersi verso direzioni sconosciute, alla sola ricerca di te.

domenica 25 febbraio 2018

Infrante

Non mi credo. No, non mi ascolto neppure.

Questo odore di tartufo non l'avevo mai sentito prima d'ora, sono anni che non sniffo più il gusto dell'aria, e tutto mi è così profondamente nuovo e irriconoscibile.
Non sono poi così certo di volerla questa linearità esistenziale così ordinatamente dipanata in via del tutto elusiva, senza aver posto il mio esplicito consenso.

Capisco quando mi parli di incomprensibili muri e di fessure ingestibili. 
Capisco quando mi giudichi indegno di capire e di esserci.

Quando cominci qualunque gioco quella partita resta aperta per sempre, oltre qualsiasi rinuncia, oltre qualsiasi subentro, oltre la coltre di affanni con cui raffreddiamo la febbre che ci divora inesorabilmente.
Come quell'ultima sigaretta che ho dedicato all'angoscia di non averti vista. Prima dello schianto con tutti i miei confusi trapassati che si accanivano a confondere le nevrosi delle notti insonni e senza alcuna pace.

E questa puzza. Di catrame e odio. Perchè anche se hai smesso, resti un fumatore nell'anima. E certe volte manca. Cazzo se manca.

Partite aperte, infinite. Infrante.

martedì 13 febbraio 2018

Rastrellando a zonzo

Appunti per personaggi di un libro che non sarà mai scritto. Lungo un viaggio che rielabora la coscienza per poi terminare in uno schianto.
E quando passerà la polvere sollevata dall'impatto brusco, non resterà che nulla. Tutto resterà immutato. 
Esistono forze inscalfibili.
Occorre un fortissimo senso di colpa, profondo e inestricabile, per poter ammettere e sopportare immensi dolori.
La colpa può essere la salvezza che dà un senso al futuro, perché adisce alla riabilitazione, auspica una riconciliazione col male. Attende di essere riempito, il vuoto della colpa.
E senza la colpa, una colpa qualsiasi che possiamo sempre attribuirci a caso, non si riuscirebbe a dare un senso a tanto dolore. Si potrebbe perfino impazzire. 
Perché non sono solo scelte sbagliate, non sono le rinunce e i sacrifici vanificate dal destino. No, sono solo conseguenze della nostra natura che, alla fine, sembrano quasi giustificate, accolte, benvenute. Protette gelosamente contro i guizzi improvvisi di felicità inappropriata.

Eppure ogni istante la mia mente ti osserva e ti racconta parole inesistenti e sconosciute all'alfabeto della colpa. 
Trascorrerà del tempo per dare un peso a questa rivoluzione piccola piccola. Dovrà raddoppiarsi il tempo e la durata di questa speranza per soverchiare il vuoto imposto da questa colpa.
Si aggiungerà un solo attimo in più per vincerela resistenza della tua colpa.
E poi mi ritroverai in fondo a questa lunga strada, con un pochino di affanno, a rivelarti che, in fondo, valeva sempre aspettarti, qualunque fosse la strada.

giovedì 8 febbraio 2018

martedì 9 gennaio 2018

Character

La paura. Ho in mente una sceneggiatura che parli di paura. Quella cosa che ti arresta ogni intento, che ti affanna in pianura, che trasforma la nebbia d'un gennaio umido in un muro senza dimensioni. Ogni punto d'aria sembra uno spigolo pronto a ferirti con urti e lividi senza colpa.

La paura che protegge, coccola, rassicura come una gabbia nella quale sentirsi sovrani.
La paura che ci assilla col suo smisurato vuoto che si fonde nelle ombre di ogni impegno massacrante con cui falcidiamo i nostri giorni senza un forse.

La paura che rafforza l'illusione di un equilibrio ritrovato che è solo un pensiero allontanato nello spazio e nel tempo di un sacco di angosce e promesse infrante a cui non abbiamo imparato a volgere uno sguardo pulito.

La paura di una scelta che irrompe a sciogliere i nodi dai nostri certi ormeggi, al riparo nella risacca della noia, svelando il volto banale e candido dell'inesorabile.

Inizia il nuovo anno con questa straripante voglia. Unico respiro di pace; una pace che sembrava possibile al realizzarsi di piccoli traguardi, e che si infrange non appena ogni méta si nasconde alle spalle della successiva.
E s'allontana.
Come te, che ogni giorno ti mascheri da questa angoscia, e in quella paura ti rifugi, al riparo da ogni possibile gioia.

mercoledì 27 dicembre 2017

Quella pagina che urla

No, non c'è abbastanza spazio per la tenace fedeltà a propositi di rango inferiore. 
Non mi troverete in fondo a nessuna delle ore che si farà viva dopo il tramonto. 
Lei, io, la stavo aspettando da sempre.
Ogni mio puerperio vagito, ogni adolescenziale inganno, ogni adulta illusione la raccontava in tutte le sue mirabili vesti.
Ogni parola posata con attenzione su queste pagine che urlano l'ha corteggiata, sovente accostandola all'amore, al rimpianto, alla speranza, alla fiducia maldestra di chi resta qui a sopravvivere.
Mi stava solo aspettando con la pazienza delle cose imperiture. 
Vestita di bianco tra colonne erette verso volte invisibili. 
Aveva un volto gentile, e l'ho amata come il desiderio più atroce che si possa serbare. Ed è giunta con la tempesta che non lascia alcuna memoria della rivoluzione appena compiuta.
A svuotare con le vene della colpa ogni brandello residuo di questi fottutissimi giorni.
Dama di una smisurata solitudine, sei ciò che più amerò tra le squame di questo cuore senza alcun calore né gelo.
Pallida indifferenza che soffoca ogni attrito che non si traveste per la sfarzosa parata di questa abominevole farsa.
Mi hai accarezzato con la più autentica delle dolcezze, e m'hai fatto assaggiare più delle molliche di infinito servite al reietto banchetto della vita.
M'hai tenuto stretto come se volessi restituirmi ogni pensiero che t'ho rivolto dacché esisto, con la gratitudine che è propria delle cose giuste.
E m'hai donato il tuo sguardo saturo d'affetto, che è l'immagine della fine di ogni sostanza e della sua ombra.
Ed io non sarò mai colui che sono mai stato.
Avresti dovuto portarmi lontano con te.

domenica 17 dicembre 2017

Nascosti

- Credi che possano riconoscermi se indosso questo berretto?
- Forse..
- Non ho più dei capelli che restano impressi nella mente della gente. Sono corti ed anonimi.
- Son belli comunque. E non sono corti. Comunque no. Non rischiamo.
- Non rischiamo.
- Non rischiamo, potrebbero vederci. Lo sai che non sarebbe giusto.
- Le gente non bada noi.
- Non ne sono certa.
- Da chi ci stiamo nascondendo?
- Ci nascondiamo dalle chiacchiere che ci farebbero del male.
- Anche sottrarci alla luce ci fa del male.
- No, Alcor, no.
- Da chi ci stiamo nascondendo?
- Lo sai.
- Ci stiamo nascondendo da noi stessi. Ci stiamo mischiando alla polvere del tappeto che avvolge le mattonelle rotte delle nostre paure.
- Resta qui, in questa gabbia.
- Non parlo.
- Non parlare Alcor.
- Non voglio raccontarci.
- Non esistiamo se non nelle elucubrazioni della tua noia domenicale.
- Perché fuori fa freddo.
- Perché non sei ancora pronto per uscire, torna qui, nella gabbia.
- Non riesco a camminare sù per il bosco.
- Dormi qui, Alcor.

giovedì 7 dicembre 2017

Questi fantasmi

La porta tra un mondo ed un altro è una scelta. Nostra o del fato.
Me lo chiedevo sempre, tutte le volte che stazionavo stabilmente sulla corsia di sinistra. Ogni volta che in curva resistevo sul mio tragitto senza remore, mi si apriva quel wormhole mentale su mondi paralleli. E se per una qualsiasi forza gravitazionale dovessi finire poco più a destra? Sotto questa mandria di pachidermi di ruggine e carbonio. 
Dove andrò? Chi conoscerò? 
Riuscirò a vedermi vivere al di fuori?

E se davvero ci sono finito là sotto, tra le mortali lamiere? Che cos'è questa dimensione che mi tocca vivere adesso? Una delle tante illusioni che confezionano un pacchetto diverso di scelte? 
Questa gentenuova chi è?
Io esisto ancora? O sono solo l'illusione di me stesso?

Che differenza avrebbe mai fatto? Alcuna. 

martedì 28 novembre 2017

Quel tanto così

Il pezzo di strada che mi piace provare a percorrere è quello spazio, quel tanto così.

Lo spio di continuo dal mio balcone lontano al primo piano, dove osservo il transito sempre uguale di calotte craniche in preda al maestrale che gela il pensiero dei viandanti. Alla distanza minima che non mi fa sentire gli odori, filtrati dal tabacco ormai dismesso, di quelli che mi spaventerebbe poi dover conservare nel mio personalissimo emporio degli affetti.

Guardo, invece, quel tratto che misura tanto così. E non so distinguere nella prospettiva se sia lungo oppure corto. 
Adoro i tuoi capelli biondi stressati dalle mille corse giornaliere, che si abbandonano alle mie carezze adagiandosi sulla mia mano che li raccoglie. Ma non indugerei mai un solo istante di più su quel magnifico tatto, e nel suo docile riposo,  se potessi correre su quel tratto di strada lungo tanto così.

I tuoi occhi verdi che riparano alla solita cancellazione dei contorni servita dalla notte. Non posso smarrirmi quando mi guardi, e non posso raccogliere le perdite del mio cuore vacillante ogni volta che me li ritrovo addosso, adornati dal tuo sorriso perfetto che non si è mai abituato a dover narrare come un disco di favole per i bambini, una serenità talvolta non scritta, spesso non pervenuta negli appuntamenti che la vita ci fissa in quel posto e in quell'ora dove ci facciamo comunque trovare.

Mi incanterei a intrecciare la musica delle tue parole e dei tuoi pensieri, del mistero dei tuoi sguardi, dell'armonia di ogni tuo respiro, ma io devo andare laggiù, lungo quel tratto che mi toglie il sonno che è sempre lì, a tanto così dal mio più bel passo.

A tanto così da adesso, da ieri, da ciò che non sappiamo ancora voler essere e che non importa battezzare se non con l'olio della pace che l'avvolge.
A tanto così da tutto, lì in fondo, c'è la porta che non si schiude. Il tuo mistero più prezioso, che non sa di sola gioia, che non raccoglie le farneticanti propagande della speranza a buon mercato. Che non riesce forse più a disegnarti al di fuori di te stessa, in compagnia di respiri non soltanto tuoi.
A tanto così dai momenti in cui vorrei sempre averti accanto, c'è quell'anfratto ignoto della tua anima da cui promana una forza smisurata e sconosciuta, che osservo in silenzio ammonendo ogni mio guizzo patetico di domande senza senso.
A tanto così da non lasciar sfuggire che frammenti di sofferenze e coraggio che hanno generato tutta l'inspiegabile bellezza di cui ti rivesti mentre parli, mentre ti muovi, mentre racconti le storie sempre identiche di una quotidianeità spesso scomodo.
Quel tanto così inarrivabile e meraviglioso che non vorrei mai sparisse perchè lì, in quell'inespugnabile perla travolta dalla vita ci sei soltanto tu protetta dal tuo bene supremo.

Tanto così, è il tragitto dei suoni che fanno impazzire la mia mente spegnendo ogni altra eco dell'universo.
Tanto così è il sentiero delle parole proibite, insignificanti nel linguaggio dei giorni attuali che non riusciranno mai a descrivere per intero un solo attimo che ti vede attraversare il mio cortile più indegno.

Tanto così, è lo spazio ai cui argini trovo dove potermi fermare, a respirare la brezza che da lì arriva... una risata al telefono, il profumo di una mela o di un rum dolciastro. Passeggiate che s'allungano tra vicoli popolati da balconi e piantine dagli strani nomi latini che solo tu pronunci.
Il freddo, la tua sciarpa che avvolge ogni strato di bellezza che popola il creato di cui conservo memoria.
Fughe come attimi senza tempo lontani dal chiasso delle incombenze.
Albe ritardatarie che si dimenticano di fiorire tra i cieli di Venere.

Tanto così, dal mio primo pensiero al risveglio dopo una mezzagiornata passata all'inferno, per cercare una pianta qualunque all'imbocco di questo pezzo di strada che conduce laggiù.
Curarne ogni foglia e vederla cercare il sole, perchè questa strada senza alcun indirizzo tra i ricordi umani, è il crocevia che più bramo, tra tutti i miei sogni e quella meraviglia che alberga in te, a tanto così da ogni istante.