domenica 27 novembre 2011
Focolari
Come prima contromisura decise di requisire la bottiglia incriminata, e di utilizzarne il contenuto come ingrediente segreto nella marmellata di prugne, a guisa di conservante.
Successivamente avrebbe tentato di andare a fondo alle ragioni sciagurato vizio che aveva arruolato suo figlio nel plotone dei dementi.
Cominciò a chiedergli insistentemente dove andasse il pomeriggio, e perché aveva ricominciato a mangiare formaggi dopo due anni di astinenza.
Perché non tagliava i capelli, perché avesse smesso di uscire il sabato sera in concomitanza con l'autunno.
Cominciò a segnare sul calendario la ciclicità delle sue emicranie e a tentare una correlazione con le previsioni dell’oroscopo, e le lezioni apprese dai palinsesti pomeridiani dell'emittente pubblica.
La scoperta che la velocità della luce può essere superata, inoltre, riduceva enormente le residue certezze a cui un uomo moderno può devolvere la propria vita. Ormai ci si poteva affidare solo alla pubblicità e all’aumento dello spread.
La sua curiosità si fece insopportabile e trasformava anche una richiesta di condimento nell’insalata in un fosco interrogatorio.
Qualunque atto sospetto ed insolito che apparentemente s’ammantava di essere un portatore insano di infelicità e abbandono, lei, madre, l’avrebbe indagato per salvare suo figlio dal degrado.
Un solo interrogativo restò fuori dal recinto delle sue inchieste: “ma una volta aperta una bottiglia di whisky, il suo contenuto evapora?"
venerdì 28 ottobre 2011
Qualcuno era comunista
Compagno Andrej, abbiamo finito le munizioni. Dobbiamo ripiegare.
Mai.
Ma non ce la faremo.
Resistete. Non vedo altra speranza che il capovolgersi violento del mondo.
lunedì 10 ottobre 2011
To finally be caught
Non dirmi nulla. Lascia che il vetro di questa bottiglia possa filtrare le tue espressioni, che possa irradiare la malinconia di un ennesimo abbandono.
Nelle lettere pubblicate sui giornali si afferrano i cappi che fanno risalire alle travi su cui sono annodate le resistenze che si oppongono alla forza centrifuga delle nostre paure.
Cosa non darei per non saper più leggere e per lasciarmi guidare solamente dalle pause che piovono nelle nostre conversazioni, dalle smorfie refrattarie e dai ghigni che scorrono sul tuo viso.
Vorrei sorvolare sui tui dubbi più profondi e lasciarmi precipitare nel vuoto di essi, dimenticando quanto siano rovinose le voragini, quando si parla di otri dell'anima.
Rimbalzare sulla gomma masticata delle infrazioni permanenti all'esperito ciondolare della quotidianità, che arde su questa terra arida.
Ho scoperto un saccheggio tra le pile di documenti catalogati nei casellari dei promemoria futuri. E ho dimenticato la password per ripristinare il gusto della rivolta.
Si marcia ai bordi di accozzaglie di propositi infranti.
Il tetto della memoria è fatto di lamiere d'amianto. I polmoni ne hanno introitato le polveri ad ogni tentativo di scavo che ha fatto nevicare ruggine sui balconi rivolti ad occidente.
Bevi il tuo drink e, almeno stavolta, pensa che io non sia capace di comprendere nulla di quello che vorresti raccontarmi.
Mi hanno insegnato a giustificare verso me stesso le ragioni di un innocuo guizzo di questo pupo preso in leasing coatto.
Questo tribunale motiverà la sua sentenza prima o poi. Io vado a fumare un sigaro nel cortile delle ginestre.
Le pareti di questo istituto sono tinte di schifo, eppure sei qui. Non ti aspettavo, né ho mai sperato di poterti incontrare.
La speranza è spesso il tassello mancante nei piani di rivolta di un uomo.
Ti colgo, come se arrivassi in un momento che è unico e irripetibile, e del quale non esistono né memorie né repliche fatue. Ogni volta mi ripeterai il tuo nome, ed io sorriderò nel ricordarne uno nuovo per battezzare la mia rinascita in un attimo di vita che s'accende e si spegne per incastonare la felicità.
Dormi ancora un po', amore. Noi andiamo.
- Andiamo, Maria, facciamo tardi a scuola. Saluta la mamma.
martedì 27 settembre 2011
Perdiamoci di vista
L'ultima volta che ho sentito un vecchio collega universitario egli era in viaggio verso Pisa, in treno. Cinque anni fa, o poco meno.
Ricordo bene la circostanza per cui egli nel 2004 votava la mozione Fassino nel penultimo congresso dei Democratici di Sinistra, mentre io sostenni la mozione Mussi-Berlinguer. Di contro, nelle primarie del 2005 per l'indicazione del candidato presidente della regione Puglia, egli votò Vendola, io votai Boccia.
In entrambe le circostanza mi ritrovai, non so quanto orgogliosamente, in miserrima minoranza.
Era un compagno, politicamente parlando, ed aveva una media voto agli esami di poco inferiore alla mia. Lo chiamai un pomeriggio, un paio di giorni dopo la mia laurea, per chiedergli delucidazioni nella compilazione di una domanda per una borsa di studio per i master.
Io il master non lo feci più e intrapresi la carriera da provetto ricercatore.
Negli ultimi tre mesi ho trascorso una frazione non trascurabile del tempo dedicato all'ozio a cercare di ricordarmi il suo nome, poi facebook avrebbe fatto il resto.
Ed il suo nome mi è balenato in mente, un pomeriggio di inizio autunno, mentre mi pongo come una spugna dinanzi ad un trattato di Supply Chain Management.
Facebook lo scova su mio preciso mandato.
E scopro che si è sposato, che è diventato grande e via dicendo... e che il massimo della politica che si evince dalle scarne informazioni carpite da FB è un timido invito a votare "Sì" al referendum sul nucleare.
Mentre io ho continuato a perdere tempo in lungo e in largo a giocare al "Togliatti-fai-da-te", e a farmi dire "quanto-sei-bravo", senza concludere un cazzo.
lunedì 19 settembre 2011
La casa in collina
R. è nato vicino al mare, ma non sa nuotare. Si dimena nervosamente come un mastino abbandonato nell'oceano di una vasca da bagno, con la paura di affogare.
Ha dei vecchi scarponi da montagna che gli regalò uno zio di sua madre che aveva la passione per i funghi, ed ha vissuto diversi anni in una casa circondata da boschi di quercia che ora son più bassi lui.
Lui i funghi li apprezza, e sa riconoscerli solo se messi a contorno di una bistecca al sangue; se fossero posti ai piedi di un tronco non saprebbe come individuarli e sarebbero del tutto inosservati.
Ama la montagna perché, dicono, vi è aria fresca e poco inquinamento luminoso, e la sera è necessario coprirsi bene perché il freddo passa sulla pelle come un rullo. Ma in montagna non c'è mai andato, perché la montagna è troppo lontana.
La collina è tutta suddivisa in parallelogrammi irregolari, tutta tappezzata di ulivi e vigneti che ogni anno restituiscono lo stesso frutto, la stessa polpa, lo stesso odore. Piove poco e d'estate si soffoca al mattino e si rabbrividice dopo il tramonto.
In collina, R. va in giro con gli scarponi ed il costume da bagno. Non sapendo nuotare e non sapendo raccogliere i fungi.
La collina sta al centro e non sta da nessuna parte.
La collina è un limbo con poche storie da raccontare, e tanta vita che scorre senza consapevolezza. La collina è troppo alta per chi dal mare approda alla terra ferma, ed è troppo bassa per gli amanti della vertigine e dei grandi panorami.
La collina sta lì a cercare di ritagliarsi un ruolo che non è sancito in nessuna sceneggiatura orologica e idrogeografica. La collina è a metà strada, ed ogni cosa non è abbastanza vicina da poterla distinguere chiaramente, né abbastanza lontana per offrire un riparo ed un rifugio nascosto.
La collina ha pochi connotati. La collina non esiste.
mercoledì 14 settembre 2011
Also spracht Alcor - la vita è uno stato mentale
Domani parto, again.
Tra la stasi esogena e la convalescenza che mi ha immobilizzato tutto ciò che esiste tra il mio basso ventre e le mie ginocchia, il mio pensiero corre e ricorre al racconto Infanzia di un capo, di Sartre. Quello del concetto della "immensa attesa", per intenderci. Omosessuali a parte (con tutto il rispetto), esistono parole che si attaccano alla pelle come elettrodi, e sembrano raccontare i picchi e i precipitati attraverso il diagramma che quotidianamente si tende ad arginare.
Uso l'impersonale, o un'anonima prima persona plurale, ma è di me che parlo, visto che il residuale tessuto di esseri terrestre mi è tuttora sconosciuto.
Dovremmo ripartire da alcune costanti: da Nietzsche, dal tonno con la maionese, dai cappelli ottocenteschi, dal nodo windsor alle cravatte, dal tiramisù, dai sudoku e dall'indifferenza imperatrix mundi.
Ricevo la telefonata di un caro amico che non ha del tutto perso la voglia di rantolare nel torbido. Del resto, perché biasimalo, ha solo 24 anni è assolutamente comprensibile che egli sia ancora in grado di invocare una solidarietà generazionale nell'erezione di un fronte battagliero contro questa manica di cialtroni che si proclama classe dirigente.
Mi veniva in mente che il porto vicino casa mia non riesce a sviluppare il suo potenziale di affari perché è poco profondo. Il pescaggio inferiore lo rende poco competitivo perché impedisce alle navi più grandi di poter attraccare.
Si potrebbe scavare. Si potrebbe, no?
Peccato che vi abbiano sversato tanta di quella merda, nel corso degli anni, che smuovere un sassolino dai fondali significherebbe mettere in circolo tossicità allo stato puro.
Ecco cosa accade quando si smuovono consolidati strati di schifo, per riconvertirsi e non crepare.