giovedì 9 febbraio 2012

Padre Platone

La nuova frontiera del relativismo occidentale:

- Non fa assolutamente freddo, è che stai seduto e non fai movimento.

Ogni tanto ci ripenso all'eventualità di ricominciare a scrivere, ma poi mi chiedo se vi sono spazi della vita di un quasi trentenne che meritano di essere raccontati. Occorre, a tal proposito, ricordare che io odio la categoria dei trentenni, indi attualmente sono pervaso da un brivido latente di quasi-odio verso l'universo tutto incluso.

Le iperboli felici me le tengo strette dentro, le schifezze pure, la mediocrità che invade nel mezzo dei due estremi è sintetizzabile nel mal di stomaco che anticipa la sveglia ogni mattina.

- Guarda che scempio quel palazzo anni '60.

- Sono stati anni che hanno distrutto il concetto di arte.

- Quello che chiami progresso è la corsa dell'essere umano verso l'autodistruzione.

Però quando parlo coi clienti il mondo diventa automaticamente meraviglioso e la speranza spadroneggia col suo motofurgone preso in leasing dalla Menzogna Spa.

venerdì 23 dicembre 2011

Progetti per il futuro

Convincere le persone a me care che utilizzare la metafora della penetrazione del carica-batteria col cellulare scarico che geme non è volgarità.

Le aziende petrolifere ti inculano: fottile, e fatti l'impianto fotovoltaico.

 

 

giovedì 8 dicembre 2011

Il prossimo tuo come te stesso

- Ha qualcosa da dichiarare?

- Tutti credono che l'Italia sia una nazione mediocre dal punto di vista militare. Ci siamo travestiti in maniera permanente di questa immagine di avvinazzato pressapochismo all'interno del quale si perpetuano indisturbate le nostre metalliche contraddizioni.

- Ma cosa sta dicendo?

- L'industria bellica controllata dallo Stato non conosce crisi. Mentre con una mano vi dissanguano spalancando la valvola della miseria del popolo, con l'altra ci si prepara al più esoso shopping guerrafondaio degli ultimi anni. E sapete perchè? Perché se noi non compriamo dagli altri, altri non compreranno da noi. E non possiamo permettercelo.

- Va bene, sir. Adesso vuole gentilmente spiegarci bene come sono andate le cose?

- Lei non può capire, tenente, davvero. Stamattina avevo delle scadenze ma nessuno mi rispondeva al telefono. La gente, mi creda, mi aveva garantito che avrebbe onorato i propri impegni. Ma quando ho cercato conferme, nessuno mi rispondeva. Poi ho preso il treno. Sa, solitamente preferisco sedermi da solo, è meglio. Quando vi è un'intera fila libera preferisco sedermi al lato corridoio per scoraggiare chiunque ad attraversare il mio spazio per sedersi dal lato finestrino. Quando mi sono assicurato che non vi sono più ulteriori minacce mi accomodo accanto al finestrino per guardare i paesaggi.

Mi piace osservare i tetti, e le auto parcheggiate nei pressi delle puttane. Io non ci sono mai andato a puttane, non saprei che cosa dire loro per esordire. Senza una buona introduzione non si potrà mai concludere. Lei ci va a puttane, tenente? Come esordisce? Comincia a trattare sul prezzo?

- Non si perda in chiacchiere, risponda alla mia domanda.

- Sa tenente, io detesto sentirmi guardato. Detesto che mentre io sono qui a parlare con lei, magari a qualche centinaio di chilometri possa esserci qualcuno che si stia ricordando di me e stia soppesando la mia vita sul bilancino della fortuna.

- Senta, non abbiamo tempo da perdere...

- ...Stavo camminando e lui mi stava venendo  incontro. Aveva un paso sicuro, guidato da una chiarezza quasi celestiale. Era magro, con questa enorme massa di capelli ricci neri che ondeggiavano come molle di gomma.

- Che cosa ha fatto.

- Non mi ero accorto di lui fintanto che non ha cominciato a guardarmi. Mentre si riduceva la distanza tra noi, mi dava l'impressione di danzare lievemente nel suo passo. Ho pensato che fosse un idiota qualsiasi, o un drogato travestito da adolescente. Ha cominciato a sorridermi dando per scontato che l'avessi riconosciuto. "Chissà che lavoro fa costui". Ho pensato mentre mi allargavo alla mia sinistra per evitarne di incrociarne l'odore.

- Si tratta di un musicista.

- Ah, un musicista,.

- E poi?

- Mi fissava e sorrideva, e lentamente si portava via tutto. Si impossessava della strada, dell'aria, dei muri gialli, e del peso che sembrava domare. Senza alcun dubbio mi stava venendo incontro. Voleva portarmi via qualcosa, qualcosa che aveva già visto, che conosceva, che probabilmente sosteneva essere stata sua, e che solo per un fortuito caso, adesso, si trovava in mio possesso. Sì, ma che cosa? Fingeva quel sorriso questuante, ma in realtà la sua leggera educazione tradiva la risolutezza del diritto che avrebbe vantato con supponenza quasi divina. E poi ancora mi guardava, mi ordinava quasi di liberarlo di me, e di riconoscere la distanza universale tra noi....

- E?

- ... e allora l'ho afferrato per capelli e ho fatto sì che la sua convinta arroganza scolpita sul quel viso conteso tra il dionisiaco e l'idiota, si esaurisse contro il muro giallo alla sua destra.

domenica 27 novembre 2011

Focolari

Sua madre era decisamente convinta che fosse stato lui a svuotare quella vecchia bottiglia di Johnnie Walker che teneva esposta nella libreria davanti alla trilogia di Samuel Beckett.

Come prima contromisura decise di requisire la bottiglia incriminata, e di utilizzarne il contenuto come ingrediente segreto nella marmellata di prugne, a guisa di conservante.

Successivamente avrebbe tentato di andare a fondo alle ragioni sciagurato vizio che aveva arruolato suo figlio nel plotone dei dementi.

Cominciò a chiedergli insistentemente dove andasse il pomeriggio, e perché aveva ricominciato a mangiare formaggi dopo due anni di astinenza.

Perché non tagliava i capelli, perché avesse smesso di uscire il sabato sera in concomitanza con l'autunno.

Cominciò a segnare sul calendario la ciclicità delle sue emicranie e a tentare una correlazione con le previsioni dell’oroscopo, e le lezioni apprese dai palinsesti pomeridiani dell'emittente pubblica.

La scoperta che la velocità della luce può essere superata, inoltre, riduceva enormente le residue certezze a cui un uomo moderno può devolvere la propria vita. Ormai ci si poteva affidare solo alla pubblicità e all’aumento dello spread.

La sua curiosità si fece insopportabile e trasformava anche una richiesta di condimento nell’insalata in un fosco interrogatorio.

Qualunque atto sospetto ed insolito che apparentemente s’ammantava di essere un portatore insano di infelicità e abbandono, lei, madre, l’avrebbe indagato per salvare suo figlio dal degrado.

Un solo interrogativo restò fuori dal recinto delle sue inchieste: “ma una volta aperta una bottiglia di whisky, il suo contenuto evapora?"

venerdì 28 ottobre 2011

Qualcuno era comunista


Compagno Andrej, abbiamo finito le munizioni. Dobbiamo ripiegare.

Mai.

Ma non ce la faremo.

Resistete. Non vedo altra speranza che il capovolgersi violento del mondo.

lunedì 10 ottobre 2011

To finally be caught


Non dirmi nulla. Lascia che il vetro di questa bottiglia possa filtrare  le tue espressioni, che possa irradiare la malinconia di un ennesimo abbandono.

Nelle lettere pubblicate sui giornali si afferrano i cappi che fanno  risalire alle travi su cui sono annodate le resistenze che si oppongono alla forza centrifuga delle nostre paure.

Cosa non darei per non saper più leggere e per lasciarmi guidare solamente dalle pause che piovono nelle nostre conversazioni, dalle smorfie refrattarie e dai ghigni che scorrono sul tuo viso.

Vorrei sorvolare sui tui dubbi più profondi e lasciarmi precipitare nel vuoto di essi, dimenticando quanto siano rovinose le voragini, quando si parla di otri dell'anima.

Rimbalzare sulla gomma masticata delle infrazioni permanenti all'esperito ciondolare della quotidianità, che arde su questa terra arida.

Ho scoperto un saccheggio tra le pile di documenti catalogati nei casellari dei promemoria futuri. E ho dimenticato la password per ripristinare il gusto della rivolta.
Si marcia ai bordi di accozzaglie di propositi infranti.

Il tetto della memoria è fatto di lamiere d'amianto. I polmoni ne hanno introitato le polveri ad ogni tentativo di scavo che ha fatto nevicare ruggine sui balconi rivolti ad occidente.

Bevi il tuo drink e, almeno stavolta, pensa che io non sia capace di comprendere nulla di quello che vorresti raccontarmi.

Mi hanno insegnato a giustificare verso me stesso le ragioni di un innocuo guizzo di questo pupo preso in leasing coatto.

Questo tribunale motiverà la sua sentenza prima o poi. Io vado a fumare un sigaro nel cortile delle ginestre.

Le pareti di questo istituto sono tinte di schifo, eppure sei qui. Non ti aspettavo, né ho mai sperato di poterti incontrare.
La speranza è spesso il tassello mancante nei piani di rivolta di un uomo.

Ti colgo, come se arrivassi in un momento che è unico e irripetibile, e del quale non esistono né memorie né repliche fatue. Ogni volta mi ripeterai il tuo nome, ed io sorriderò nel ricordarne uno nuovo per battezzare la mia rinascita in un attimo di vita che s'accende e si spegne per incastonare la felicità.
Dormi ancora un po', amore. Noi andiamo.


- Andiamo, Maria, facciamo tardi a scuola. Saluta la mamma.